Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 26 luglio 2017

Dio e l'Amore nel Giornaletto di Saul


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L’amore è uno stato dell’essere che ci proviene da Dio. Se ci lasciamo amare da Dio possiamo condividere questo amore con tutti e tutto. Lasciarsi amare da Dio significa accettare con fiducia ciò che Dio ha deciso di fare della nostra vita. Alcuni lo chiamano destino. Il nostro destino rimane sempre un mistero. 


Dio, il regista conosce e determina la nostra vita. Ci fa incontrare la persona da amare e decide anche quanto dura la relazione. Quando incontriamo una persona con cui si manifesta un’attrazione reciproca inizieremo una relazione ma dobbiamo ricordarci che è Dio che ci ha fatto incontrare quella persona ed è Dio che ci separerà da quella persona. 

Come abbiamo accettato di incontrarla dobbiamo accettare di separarcene. La separazione è dolorosa ogni volta che non amiamo noi stessi. Quando cessa l’attrazione non ha senso continuare a stare con una persona. E quando ci si separa, sia che lo decidiamo noi o l’altro, non dobbiamo smettere di amare, anche se sarà un amore senza intimità, cioè sarà amicizia.... 

Paolo Mario Buttiglieri

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Mia integrazione 

Qualcuno, di tanto in tanto, mi critica poiché ospito sui nostri blog  articoli in cui si parla di “Dio”, più precisamente in merito alla terminologia relativa alla “Divinità”. Secondo me chiamarla Dea, Energia vitale, Assoluto, Coscienza o Dio.. non modifica la sua natura. I nomi rientrano nella scelta basata sulle “credenze” ma la “sostanza” non cambia. Infatti nel Nondualismo, massima espressione della spiritualità laica, si dice che il Sé (l'Assoluto Nonduale che tutto compenetra) è aldilà di nome e forma. Solitamente quando scrivo in termini di spiritualità laica mi esprimo liberamente e mantengo una posizione chiara. 

Sono più sincretico invece svolgendo la funzione di redattore pluralista, come avviene per Il Giornaletto Di Saul, ad esempio, in cui vengono trattati temi diversi: ecologia, vegetarismo, politica, economia alternativa, ricerca scientifica, religioni, socialità umana.... etc. etc. in tutte le varie sfaccettature. Allo stesso tempo non faccio confusione tra le mie idee personali e quelle collettive, nemmeno cercando di avvalorare le une rispetto alle altre (a parte i miei commentini che fungono da intercalare). 

Nel Giornaletto di Saul lascio spazio a varie posizioni, che siano comunque rappresentative di un percorso umano "non involutivo". Lasciando ai lettori la possibilità di essere o meno d'accordo con il pensiero altrui. Il nostro pensiero, non è mai unico giusto e vero. Se così pensassimo sarebbe come ritenersi profeti di un "credo" al quale gli altri debbano sottomettersi per la sua presunta superiorità ideologica. Certamente non è il nostro caso...

Paolo D'Arpini

martedì 25 luglio 2017

Naturare... senza tempo


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Ante Scriptum: "Il 25 luglio giorno fuori dal tempo ed è un giorno consacrato alla celebrazione del tempo e dell arte e della pace attraverso la cultura occasione ideale per esprimere la nostra creatività e per dimostrare che noi siamo l'arte incarnata nel tempo..."

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Natura Naturans - Natura Naturata

naturare yoga naturare terra naturare educhiamo educandoci naturare maturare naturale naturare maturale contatto cellulare la creatività trova spazio nel vuoto nella terra di la la land spira mirabilis questi giorni l'estate addosso 

io creo un giroscopio a volta stella in un mare d'immensità solo un grande sasso de finibus terrae usciremo in compagnia e staremo a sentire di che cosa si parla nell'aria, nell'acqua e nel bosco. 

per molti giorni osservarono nella città una grande confusione alla fine scorsero un lungo corteo. 

tutti raccoglievano il pulviscolo atmosferico e la rugiada della sera, cristallo color verde azzurro con un piccolo fiore rosso acceso striato di giallo. erbe profumate in tutti i paesi d'oriente ed occidente incantesimo tra costruzioni di tufo e grande pianura calcarea fondo di verità nell'antica storia dei popoli nelle credenze nelle leggende, visioni luminose, assolate scene fastose in orti e giardini, misteriose avventure nel regno incantato della fantasia che ci allontana dal grigiore del quotidiano ora mangio nespole a gogò sotto l'albero d'oliva i lupini qui si chiamano pio pio 

zero gravity contact ortho-bionomy nella splendida campagna salentina giardino delle sette meraviglie pomodori secchi appesi a uno spago le donne dal cuore di cicoria raccolgono olive con le labbra rosse di vino, tutto e’ univoco a furia d esistere zero zeta alfa veda bus viaggio verso la conoscenza, tribalosophy ponte fra mente coscienza- società tribale e mente moderna. tornare all'essere, la risposta è nella natura. 

sei natura e sei tutto. cerco di prendere il vortice spazio temporale verso meta giornata arrivo in serata con il vortice più piccolo. le stelle quante sono? non lo so! so solo che sto alla stazione di Foggia. nel tempio di kronos e nel non spazio aereo bus metro. 

a Cerignola solo un grande cielo. segno di Zorro liscio a denari carico a coppe pensiamo o siamo pensati? siamo pensati e pensiamo! per il solido il calore per il liquido la velocità per la trasformazione il fermento 37 (93) un corpo illimitato ti sei illuminato? d'immenso amo re come alice nel giardino delle meraviglie lentezza bellezza dolcezza agli orti di tu’ rat una comunità di antociani consapevoli conversava pacatamente con un gruppo di antiossidanti disturbati dall'arrivo di una folla vociante di radicali liberi, così siamo arrivati alla masseria aragonese di silesani e abbiamo scoperto che l unica vera follia è la cultura di chi ci governa. 

trovato rifugio sulla spiaggia dell isola dei pazzi rinfrancati dai terpeni e dai sesquiterpeni di najabinghi di bajabindi e volvella lunare. 

nel deserto di pukahalpa coltivano li sargenischi e l incontro con l uomo uluzziano sull altopiano di saracinesca acqua lupini e biodiversità una settimana di terra calda e paglia secca e poca acqua con il kapisci-basci del zen zen tra i mammalucchi e i dragomanni il profumo dei grilli il sapore del sole l'odore delle nuvole il canto delle montagne i pensieri leggeri nell'aria della sera una nuova fioritura annoiarsi sarà un miraggio a quanto pare!

Ferdinando Renzetti

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domenica 23 luglio 2017

Julio Cortazar - Fine del mondo del fine tratto da “Storie di cronopios e di famas” - Recensione


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Siccome gli scriba saranno perpetui, i pochi lettori ancora esistenti
cambieranno mestiere e si faranno pure loro scriba. Sempre più le nazioni
saranno fatte di scribae di cartiere e di fabbriche d’inchiostro, gli scriba di
giorno e le macchine di notte per stampare il lavoro degli scriba. Prima, le
biblioteche traboccheranno dalle loro sedi, e allora i consigli comunali non
possono che decidere (ci troviamo già nel vivo del problema) di sacrificare il
verde pubblico per ampliare le biblioteche. Poi, cedono i teatri, le sale di
maternità, i mattatoi, i bar, gli ospedali. I poveri si servono dei libri come
di mattoni, li tengono insieme con la calce e costruiscono muri di libri e
vivono in baracche di libri. Intanto i libri, intasate le città, cercano spazio
e invadono le campagne, coprono i campi di grano e di girasoli, a stento gli
uffici addetti alla viabilità ottengono che le strade restino sgombre tra due
altissime pareti di libri. Qualche volta una parete cede e si verificano
spaventise sciagure automobilistiche. Gli scriba lavorano senza tregua perchè
l’umanità rispetta le vocazioni e la carta stampata raggiunge ormai le rive del
mare. Il presidente della repubblica si mette telefonicamente in contatto con i
presidenti delle repubbliche e avanza l’intelligente proposta di gettare in
mare i libri eccedenti, cosa che viene effettuata contemporaneamente su tutte
le coste del mondo. Così gli scriba siberiani possono vedere le loro stampe
inghiottite dal mar glaciale e gli scriba indonesiani eccetera. Questo permette
agli scriba di aumentare la produzione perchè sulla terra c’è di nuovo spazio
per immagazzinare libri. Non pensano che il mare ha un fondo e che in fondo al
mare cominciano ad accumularsi gli stampati, prima come una pasta agglutinante,
poi come una pasta consolidante, e infine come un pavimento resistente anche se
sdrucciolevole, che sale ogni giorni di alcuni metri e che finirà per emergere.
Allora molte acque invadono molte terre, viene a crearsi una nuova distribuzione
di continenti e di oceani e presidenti di molte repibbliche sono sostituiti da
laghi e da penisole, presidenti di altre repubbliche vedono aprirsi immensi
territori alle loro ambizioni eccetera. L’acqua del mare, trovandosi con tanta
violenza nelle condizioni di espandersi, evapora più di prima o stagna
mescolandosi con la carta stampata e forma la pasta agglutinante, sicchè un
giorno i capitani delle navi sulle grandi vie transoceaniche si accorgono che
le loro navi avanzano lentamente, e che da trenta nodi scendono a venti, a
quindici e i motori ansimano e le eliche si deformano. Infine le navi si
fermano in diversi punti dei mari, impigliate nella pasta, e gli scriba del
mondo intero scrivono e stampano migliaia di pagine per spiegare il fenomeno e
una grandissima allegria li invade. I presidenti e i capitani decidono di
trasformare le navi in isole e in casinò, la gente va a piedi attraverso i mari
di cartone alle isole e ai casinò dove orchestrine e complessi cartteristici
rendono quei luoghi ad aria condizionata piacevolissimi, e si balla fino
all’alba. Nuova carta stampata si ammonticchia sulle rive del mare, ma è
impossibile incorporarla nella pasta, e così crescono muraglioni di stampati e
sorgono montagne lungo le coste degli antichi mari. Gli scriba capiscono che le
cartiere e le fabbriche di inchiostro chiuderanno, e scrivono con calligrafia
sempre più minuta, sfruttando anche gli angoli più impercettibili di ogni
foglio. Quando l’inchiostro è esaurito, scrivono con la matita, eccetera;
quando la carta è esaurita scrivono su tavole e lastre di pietra, eccetera.
Comincia a diffondersi l’abitudine di intercalare un testo con un altro per
usufruire dello spazio tra una riga e l’altra, o vengono cancellati con la
lametta dei rasoi i caratteri già stampati in modo da avere a disposizione
altra carta ancora. Gli scriba lavorano lentamente, ma il loro numero è così
immenso che gli stampati separano ormai completamente le terre dai letti degli
antichi mari. Sulla terra vive precariamente la razza degli scriba, condannata
all’estinzione e nel mare ci sono le isole e i casinò, ovvero i transatlantici
dove si sono rifugiati i presidenti delle repubbliche e dove vengono
organizzate grandi feste e vengono trasmessi messaggi da isola a isola, da
presidente a presidente, da capitano a capitano.

Einaudi, Torino, 1997
Traduzione: Flaviarosa Nicoletti Rossini

sabato 22 luglio 2017

Alessandria. Lino Balza: "Manifestazione per la libertà di elemosina..."


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Il sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica, ha emesso “come primo passo” (sic) una “ordinanza di urgenza” (sic), che vieta di chiedere l’elemosina in città (in particolare nelle aree delle piazze Gobetti, Maria Teresa di Calcutta, Garibaldi, Libertà, Berlinguer). Le violazioni saranno punite con multe fino a 500 euro, fino a 3.500 se il mendicante aiuta a parcheggiare, rispettivamente fino a 1.000 e 7.000 euro se l’accattone è addirittura accompagnato da un minore anche se allattato al seno.

Nessun commento. Rivolgo un appello. A cristiani e laici.  Stabiliamo un giorno in cui ritrovarci tutti a chiedere la carità. Vediamo cosa succede. Se il sindaco ci multa tutti e, siccome non paghiamo, ci trascina tutti in tribunale. Oppure se il sindaco ritira l’ordinanza.

Attendo, al mittente di questa mail 
movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it, di ricevere l’adesione di quanti intendono partecipare alla manifestazione (chi dalle altre parti d’Italia o dall’estero non potrà partecipare fisicamente, può esprimere per iscritto la solidarietà). Grazie.

Lino Balza

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.......................

Primo sottoscrittore, Giorgio Nebbia 

Caro Lino e cari compagni, non potrò venire di persona a chiedere l’elemosina, da versare subito a qualche poveretto, ma delego qualcuno di voi a stendere una ciotola anche a nome mio dicendo che vengano a multarmi a casa mia.
Tenetemi al corrente.
Giorgio (nebbia)"

giovedì 20 luglio 2017

Spoleto: "Un ricordo d'inverno" - Recensione

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UN RICORDO D’INVERNO
drammaturgia e regia Lorenzo Collalti

Spoleto - Teatrino delle 6 Luca Ronconi  15 luglio 2017 h 20

Una ghigliottina anallergica

        Se mai capitasse di ritrovarsi condannati alla ghigliottina, può essere di qualche conforto che il marchingegno in questione vanti una lama di qualità superiore, garantita al 100% anallergica come da manuale dell’utente di cui è diligentemente provvista.

        E’ quanto accade a Claudio, giovane frastornato pittore capitato chissà come o perché nella remota città di Arcadia, in mezzo a personaggi strampalati e a situazioni che non lo sono meno: quella condanna non verrà eseguita per certi arzigogoli cronologico/burocratici, e il giovin pittore riprenderà la sua strada, o rimarrà in Arcadia, chissà.

       Succede molto altro, nella deliziosa pièce “Un ricordo d’inverno”, nel piccolo teatro dai muri spessi e dal fresco/cantina nella Spoleto rovente di questi giorni che di arie condizionate sembra averne poche nelle sue molte sale (non fa eccezione neppure il prestigioso Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti).

       Nasce come Saggio di diploma della Scuola di regia dell’Accademia (anno 2016, titolo originale “Ricordi di un inverno inatteso”, vincitore del bando Nuove Opere SIAE SILLUMINA) il lavoro del giovanissimo Lorenzo CollaltI: creazione geniale dove il divertimento intelligente e la risata mai fine a se stessa rimandano ogni volta a qualcosa di più complesso, pur restando perfettamente aderenti alla linea drammaturgica.

       Il carretto di legno al centro della scena, scomponibile e multiforme – carro con ruote poi tavolo da pranzo, letto, palco da comizio e… ghigliottina - nella sua funzionale versatilità è sintesi concreta del continuo traslare dell’azione dal reale all’immaginario, dal concreto all’astratto.
       Le due indolenti guardie poste a sorvegliare la città, Gianni e Giovanni (due Gianni, insomma), lo trascinano in tondo senza scopo apparente se non l’obbedire a un copione abbozzato su un foglietto, più volte letto dall’uno o dall’altro ad alta voce, con comico effetto di ridondanza sull’azione in svolgimento.

      La città di Arcadia è la cornice, tanto nel nome evocatrice di realtà idilliaca e luminosa, quanto invece sperduta in una imprecisata lontananza, irraggiungibile e circoscritta da catene montuose dai nomi improbabili, dominata da un potere grottesco e autoritario, condizionata da inquietanti riti sociali (ogni venerdì notte i cittadini si rintanano perché possano aggirarsi liberamente in città le fanciulle che dopo essere state schiave del potere per un certo periodo, vengono esiliate nei boschi dove vivono allo stato selvatico).

       Su questo tessuto invalicabile e compatto si affaccia intimorito e perplesso il giovane artista, pittore inviato ad Arcadia con disposizioni dall’alto contenute in un misteriosa lettera. Da qui in poi le situazioni si fanno imprevedibili, gli incontri inaspettati, nulla è pirandellianamente ciò che sembra tranne forse la fanciulla evanescente - una delle creature relegate nel bosco - concreta e reale più del contesto che la racchiude, tanto da innamorare di sé il giovane pittore con la sua grazia muta e gli scatti animaleschi.

       Sono sempre i due svogliati ubbidienti esecutori Gianni a Giovanni a riportare l’azione nei confini del nonsense ogniqualvolta sembri delinearsi una parvenza i normalità: il giovane pittore è pur sempre “lo straniero”, il diverso che il rigido tessuto sociale non sa inglobare; egli stesso non ne comprende i meccanismi, vani gli sforzi di ricondurre alla sua logica razionale benché spaesata la realtà di matti che lo circonda, durante i cinque anni che sono il tempo di questa storia, un “inverno lungo cinque anni”.
Così è quasi inevitabile che l’ottuso incalzante interrogatorio da parte delle due guardie estrapoli dalla normalità dei comportamenti e abitudini e reazioni del giovane, elementi di sicura “colpevolezza”: la condanna alla ghigliottina – pur non eseguita – è il punto d’arrivo.

       Un plot surreale denso di implicazioni, allusioni, rimandi letterari, canovaccio pronto a  deragliare ad ogni istante verso l’assurdo, che strappa la risata aperta e spinge intanto alla riflessione; l’autore/regista – con la complicità del giovane gruppo di bravissimi attori -  maneggia senza sforzo i registri più diversi, che come su un piano inclinato scivolano continuamente l’uno nell’altro.

       Le dinamiche sociali, le difficili relazioni umane, i grovigli del potere e le forme del suo controllo, tutto è presente in controluce in questa Arcadia geograficamente indeterminata, polis fantastica eppure non meno concreta di quest’altra che vive ogni giorno al di qua della scena.

          E’ per questo che il dialogo telefonico dei due Gianni col “Servizio Clienti” della ditta produttrice della ghigliottina - ancora mai ”testata” (!) e dunque dal funzionamento ancora incerto, salvo per quella avveniristica rassicurante lama superanallergica - non è solo uno dei momenti più esilaranti, è anche specchio rovesciato e inquietante di un tempo fuori controllo (il nostro e forse non solo) e dei suoi ingranaggi impazziti, del nostro straniamento, della nostra facile resa all’assurdo e all’incomprensibile.

 Sara Di Giuseppe


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Terra cruda, libri che volano e neoruralità a Felicia


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Olà eccomi di ritorno dalle Calabrie  dopo la  costruzione di una casupola in mattoni di terra e paglia assieme ad Emilien (un ragazzo svizzero di 23 anni giunto a Felicia attraverso work away, studioso e appassionato di cinema e letteratura contemporanea).

Negli ultimi giorni del laboratorio c’e’ stato un forte temporale e i libri di Emilien si sono tutti bagnati nella tenda, così  ha impiegato un pomeriggio intero a cospargere tutte le pagine bagnate con la crusca per farle asciugare all'aria per poi lasciare tutti i libri aperti esposti nella grande stanza comune. La mattina quando mi sono svegliato ho sentito grande vocio e un chiacchiericcio silenzioso e quando ho aperto gli occhi ho visto la stanza piena di frasi parole e lettere che volavano libere.  E' stato un gran lavoro riacchiapparle tutte con un retino da farfalle e rimetterle nei libri una  per una…

Ferdinando Renzetti

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Relazione di Emilien

Felicia,  il posto mi piace molto. sono due parti: Felicia superiore, sulla cima d’una collina, e Felicia inferiore, ai piedi della stessa collina. mi piace sedermi a Felicia Superiore per guardare la vista sul mare, la campagna, il paese e sentire il rumore del paesaggio. A Felicia superiore e Felicia inferiore vive una comunità di “neo rurali” ( per citare il mio amico Ferdinando). Gente che ha deciso di vivere fuori “Babel”, in una relazione rispettosa con la natura, gli uomini, le donne, gli animali, e i bimbi. Durante il mio soggiorno a Felicia c’era anche uno strano, passionato del Regno di Napoli. Quando lo ascolto, ho quasi nostalgia del epoca pregaribaldiana.


 [il cantiere] Che mi piace sul cantiere? Le pietre, evidentemente. Prendere delle pietre con la pala, metterle nella cariola e poi discendere la cariola di pietre sul cantiere. Mi piace la tranquillità delle pietre, il loro modo di essere millenarie, intrigante e misterioso. 

[la neo ruralita] La prima volta che ho sentito la parola neo ruralita’ ( sulla bocca, o surprisa, di Ferdinando) ho creduto che lui parlava del neo-realismo. Che non e’ addirittura la stessa cosa. Comunque, quando penso alla neo ruralità, diversi immagini mi vengono in testa. Giovani laureati che, constatando che il mondo del lavoro non e’ dedicato allo sboccio e al benessere dell individuo, decidono di lasciare la citta’ per la campagna dove sperano riuscire a reinventare un arte di vivere più prossimo dei loro valori. Quando penso ai neo rurali, vedo Rebecca e Rocco viaggiando su due asini nelle montagne Calabresi. Quando penso alla neoruralita, penso , non so perché’, al film More di Barbet Schroeder, nell quale un giovane laureato tedesco, dopo aver finito gli suoi studi, se ne va a Parigi, dove incontra una ragazza con cui parte per Ibiza, dove passano le loro giornate a fumare e a prendere delle droghe. C’e nessuno rapporto ( almeno io lo credo) tra More e il movimento della neoruralità, ma nel film di Barbet Schroder c’e’ un senso di libertà pieno e tragico che mi fa pensare alla libertà a la quale aspirano, penso, certi neo rurali (od almeno io se era un neo rurale). Quando penso alla neoruralità, penso a una scena di Bianca di Nanni Moretti, nella quale un professore di storsi parla della sua gioventù, nello anni 70, e d’un estate durante il quale, doppi una manifestazione a Reggio d’Emilia, lui e’ partito con una ragazza in Sicilia, dove danno riscoperto “il mare, il sole, il corpo, l’amore”. 

Felicia superiore - 2017  E. G. (Emilien Gur *)


mercoledì 19 luglio 2017

Festival di Spoleto - Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde - Recensione

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FESTIVAL DI SPOLETO 60/2017
Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde
di Moises Kaufman
Traduzione Lucio De Capitani
Regia scene e costumi Ferdinando Bruni  e Francesco Frongia
Produzione Teatro dell’Elfo

AUDITORIUM DELLA STELLA
SPOLETO
14 luglio 2017 h20.30

LA STAGIONE DEL DOLORE



Per noi non c’è che una stagione: quella del dolore
Oscar Wilde, De Profundis


         La formidabile pièce di Moises Kaufman, “Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde”, in questa prima all’Auditorium della Stella di Spoleto, si apre sui dolenti passaggi di quel “De profundis” che il poeta irlandese (qui, un intenso somigliante Giovanni Franzoni) scrive verso la fine della sua prigionia: questa, iniziata nel 1895 nel carcere di Reading con la condanna per perversione sessuale, segna “la morte civile dell’uomo e dell’artista” e si conclude dopo due anni di regime durissimo e di lavori forzati. La morte vera del poeta, genio e artista meraviglioso inesorabilmente distrutto nel fisico, dimenticato e in miseria, costretto a vivere sotto falso nome, avverrà in una fredda Parigi nel novembre del 1900, a soli tre anni dalla scarcerazione. Dodici persone seguiranno il funerale dell’artista che 20 anni dopo sarebbe stato “l’autore inglese più letto dopo Shakespeare”.

         La “narrazione” dei tre processi ad Oscar Wilde è nel testo di Kaufman trascinante ricostruzione polifonica: la tragedia ne emerge con le voci e le differenti visioni dei personaggi che l’hanno vissuta, travalica i confini storici del moralismo vittoriano, diviene epitome della ferocia di tutti gli oscurantismi e ipocrisie sociali.

         Dal processo intentato da Wilde contro il marchese di Queensberry - padre del giovane amatissimo Alfred Douglas - per averlo diffamato riferendo del suo “atteggiamento sodomita”, e conclusosi con l’assoluzione del marchese, scaturiscono come effetto boomerang gli altri due processi, stavolta contro Wilde stesso, che verrà condannato al massimo della pena (che il giudice ritiene inadeguata) per atti osceni e sodomia in “violazione del Comma 10 Sezione 2 della Riforma del Codice Penale”. La rovina si abbatte sull’artista: bruciati i libri, messa all’asta ogni sua proprietà, spezzati i legami famigliari, della sua vita non resteranno in breve che macerie.

       “Sta crollando tutto, e con che fragore… Pensavo solo di difenderlo da suo padre…”: così Wilde guarda precipitare la vita - occorre un orribile coraggio per affrontare tutto ciò - eppure la sua figura piegata resta titanica nello spazio claustrofobico dell’aula di tribunale, nudo contenitore teatrale il cui perimetro si riduce con le sbarre che gli attori gli stringono intorno; qui i nove interpreti consumano le tappe della tragedia, di volta in volta personaggi, narratori ed anche “coro”, voce collettiva della strada (“Ammazzate quel finocchio!”) aizzata da cronisti senza scrupoli e da un giornalismo scandalistico e bacchettone.

       “Non so rispondere a prescindere dall’arte”, dirà Wilde all’avvocato che lo incalza intimandogli di rispondere. E  lui che ha fatto "dell’arte una filosofia e della filosofia un’arte”, che ha “cambiato la mente degli uomini e il colore delle cose”, risvegliato l’immaginazione del suo secolo, sulla scena del tribunale è l’esteta beffardo e prodigioso il cui genio trionfa sulla miseria dei suoi accusatori, ed è infine l’uomo annientato alla lettura della sentenza (E io?... Non posso dir nulla?).

        “Le vere tragedie della vita avvengono in maniera così inartistica”, scrive, e tuttavia la sua figura di artista che “reclama all’arte uno statuto di libertà assoluta” giganteggia sull’accanimento di legulei che nell’ossessiva lettura delle sue pagine cercano le prove di perverse deviazioni sessuali, si erge nella coerenza soave del proprio sentire che nulla concede ad ipocrisie e apparenze, si staglia nitida negli squarci poetici che spezzano l’azione concitata, che stemperano il pathos quando giunge al suo acme.

         La domanda da cui muove la ricerca teatrale di Moises Kaufman – come può il teatro raccontare la Storia – trova dunque risposta nell'appassionata ricostruzione di un’aberrazione giuridica che muove dagli atti originali del processo (la cui trascrizione è comparsa in maniera fortunosa da non molti anni) e in sapiente montaggio lega atti processuali, lettere, scritti di protagonisti e comprimari, articoli giornalistici, componimenti e memorie dello scrittore. Impianto complesso, straordinariamente unitario e coerente pur nella pluralità di voci e nell’intersecarsi di piani narrativi e temporali.

         Dalla “povera luce sporca” che passa dalle sbarre di quella sua cella, da quel suo tempo imprigionato dove “per noi non c’è che una stagione, quella del dolore”, la figura di Wilde ci parla e c’interroga ancora: gli straordinari interpreti e la regia che l’hanno resa viva sulla scena per oltre due intensissime ore l’hanno restituita intera alle nostre distratte coscienze. 
Lasciandoli, ci chiediamo se nel tanto che nel tempo è cambiato, tutto sia davvero cambiato, e se scorie di quell’oscurantismo, dell’ottusità di quei poteri, della ferocia moralistica di una società e di un’epoca, non sopravvivano ancora in troppi anfratti, non sempre nascosti, del nostro vivere odierno.


      Sara Di Giuseppe

martedì 18 luglio 2017

La grande contraddizione nel nostro rapporto con gli animali...


Molti di noi inorridiscono al solo pensiero che a tavola ci possano servire carne di cane o di gatto. Il sistema di credenze alla base delle nostre abitudini alimentari si fonda infatti su un paradosso: reagiamo ai diversi tipi di carne perché percepiamo diversamente gli animali da cui essa deriva. In modo inconsapevole abbiamo aderito al carnivorismo, l'ideologia violenta che ci permette di mangiare la carne solo "perché le cose stanno così". 

Melanie Joy analizza le motivazioni psicologiche e culturali di questa "dittatura della consuetudine" e della sua pervasività; di come, attraverso la rimozione, la negazione e l'occultamento dell'eccidio di miliardi di animali, il sistema in cui siamo immersi mantiene obnubilate le coscienze, fino a persuaderci che mangiare carne più volte al giorno sia naturale, normale e quindi necessario. 

Intervistando i vari protagonisti dell'industria della carne, esaminando le cifre dei suoi profitti e dei suoi disastri ambientali, mette in luce gli effetti collaterali sulle "altre" vittime: chi lavora negli allevamenti intensivi e nell'inferno dei mattatoi industriali di ogni latitudine; i consumatori sempre più esposti ai rischi di contaminazioni e insalubrità; l'ambiente stesso, e il nostro futuro sul pianeta.

Francesco Pullia



lunedì 17 luglio 2017

OGM invisibili e decisioni nascoste del Governo


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E’ in discussione alla Camera lo “Schema di decreto ministeriale recante approvazione del piano di ricerca straordinario per lo sviluppo di un sistema informatico integrato di trasferimento tecnologico, analisi e monitoraggio delle produzioni agricole attraverso strumenti di sensoristica, diagnostica, meccanica di precisione, biotecnologie e bioinformatica, predisposto dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA)” (http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx file=0427.pdf&leg=XVII#pagemode=none) per un finanziamento del valore di 21 milioni di euro. Il decreto, al di la della miscellanea di strumenti di vario tipo concepiti come necessari alla modernizzazione della nostra agricoltura, contiene di fatto una serie di decisioni politiche destinate ad avere un forte impatto normativo poiché stabilisce che i prodotti che risultano dall’applicazione delle cosiddette nuove tecniche di creazione varietale (NBT), in particolare da Cisgenesi e genoma editing, non siano considerati OGM. In un precedente nostro comunicato avevamo già segnalato come la Corte di Giustizia Europea (CGE) - investita dal Consiglio di Stato francese - avesse in corso un proprio giudizio sulla natura di questi prodotti i cui risultati non si conosceranno prima della fine del prossimo settembre, e decidere se gli organismi ottenuti per mutagenesi siano soggetti alle attuali leggi relative agli OGM. Ancora in data 3 luglio ultimo scorso , rispondendo ad una richiesta del PE (cfr: Union européenne : Parlement européen REPONSE question P-003628-17. -http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do? type=WQ&reference=P-2017-003628&format=XML&language=FR: - http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=P-2017-003628&language=FR ) relativa al non rispetto del Protocollo di Carthagena dei “prodotti ottenuti dalle nuove tecniche di selezione”, M. Andriukaitis a nome della Commissione afferma “Malgrado anni di dibattiti e lavori di esperti, nessuna decisione non e’ stata ancora presa relativamente al quadro giuridico applicabile alle “nuove tecniche di selezione”nell’Unione Europea. 

Non esiste nessuna misura specifica di valutazione, di biosicurezza, di tracciabilità o di etichettatura ai prodotti ottenuti con questi procedimenti” (fine citazione) Evidentemente il Governo italiano ed il CREA ritengono di aver affrontato e risolto tutti gli elementi appena segnalati, decretando che tali prodotti debbono essere considerati come “analoghi” ai prodotti ottenuti con procedimenti di creazione varietale convenzionali (pag 6/110 della bozza di decreto appena citato) e quindi esentati dal rispetto delle normative relative ai prodotti dell’ingegneria genetica. 
 
Ingenerando il sospetto di saltare il quadro giuridico europeo, oltre che quello specifico nazionale - che vieta la coltivazione degli OGM e la loro sperimentazione in pieno campo - che tra l’ altro non viene neanche richiamato nella bozza del decreto, procedendo per atti compiuti. Stesso tentativo fatto in Germania dove, pero’, attraverso un ricorso amministrativo e’ stata contestata la decisione presa dall’Ufficio Federale per la Difesa dei Consumatori (BVL = autorità competente in Germania) che aveva dichiarato all’ impresa Cibus che la colza modificata attraverso “...tecniche RTDS, dette tecniche di motagensi diretta da oligonucleotidi...” (tradotto dal tedesco) “...non era una pianta modificata geneticamente....” e che quindi non ricadeva sotto le normative relative all’ingegneria genetica. La causa in corso presso il tribunale amministrativo di Braunschweig dal 2016, ha ottenuto una sospensiva che ha bloccato la sperimentazione in pieno campo della colza modificata, in attesa di una decisione della Corte di Giustizia Europea. 

Deve perciò destare assoluta preoccupazione che, con un finanziamento pubblico importante, si avvii un’ attività di sperimentazione e successiva diffusione di prodotti modificati che riguardano le più importanti specie coltivate in Italia, con il rischio che la loro eventuale brevettazione, oltre tutto, ne accresca i costi di produzione. D’altra parte e’ facile immaginare quale sarebbe l‘impatto economico se, ad esempio, la varietà di uva da tavola “ Italia” (pg 46/110) coltivata fosse riconosciuta come “OGM” o se l’ introduzione del “magic gene” in varietà di grano duro prodotte nel nostro territorio le facesse catalogare come “OGM” (pg 40/110). ARI, membro del Coordinamento Europeo Via Campesina, si aspetta dal Parlamento un atto di responsabilità chiedendo al governo di ritirare il decreto, almeno nelle parti che riguardano le “NBT”, di affrontare un piano di ricerca che valorizzi le nostre specificità produttive salvaguardandone la qualità e favorendo una transizione verso modelli d’agricoltura ecologicamente sostenibili, con un vantaggio effettivo per gli agricoltori italiani, evitando di distruggere quanto e’ stato ottenuto in termini di mercato nazionale ed internazionale proprio dall’agricoltura italiana che può fregiarsi del “GMO free”. 

Associazione rurale italiana  - Il presidente Fabrizio Garbarino  

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Per contatti: info@assorurale.it - Corte Palù della Pesenata, 5 Colà di Lazise 37017 (VR)

sabato 15 luglio 2017

Gianni Donaudi: “In memoria di Moreno Marchi, scrittore e studioso laico”


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Sono passati 20 anni esatti dalla scomparsa dello scrittore e studioso sanremese Moreno Marchi, deceduto il 6 marzo 1997, sarà un caso?, lo stesso giorno del suicidio dello scrittore “collabò” francese Pierre Drieu La Rochelle, che Moreno amava molto.

Nato in Toscana nel 1951, Moreno era arrivato giovanissimo nella provincia di Imperia stabilendosi nella città dei fiori dove vivrà sino all’ultimo giorno ella sua vita. Dal 1968 in poi la cittadina ligure aveva risentito molto della contestazione (molto intensa se si calcola il numero degli abitanti per lo più di estrazione piccolo- medio borghese, sempre timorosi di spaventare i “cummenda” padani o nobili
decadenti che vengono a sperperare soldi al Casinò oltre a speculatori, arrivisti trasversali, riducendo le fasce più umili autoctone quasi alla tregua di “portoricani allo spaghetto”…

La sinistra rivoluzionaria di quegli anni a Sanremo, è grosso modo divisa in due tronconi. Vi è il P.C.d’ I.( m.l.) di osservanza mao- stalinista-albanese e l’Organizzazione dei Comunisti Libertari, guidati culturalmente dallo studente di filosofia Enrico Adler. Date le proprie origini anarchiche Moreno approderà in questi ultimi e data la vicinanza con la Francia la prevalente corrente libertaria sarà il Situazionismo di Guy De Bord (che, molto prima di Chomsky, analizzerà la “società dello Spettacolo”), che aveva tenuto il suo primo congresso italiano già nel 1957, e precisamente a Cosio d’Arroscia ( IM ), grazie anche all’aiuto del grande pittore Pinot
Galizio, scomparso nel 1964…. E il Situazionismo influenzerà anche Pino Bertelli, un ex operaio di Piombino che fonda la rivista “Tracce” con relativa casa editrice ….

Moreno Marchi è già comunque un attento estimatore di Max Stirner (e amico dello stesso Bertelli) e diventa un profondo studioso, scrive articoli, commedie e cura la pagina culturale dell’Eco della Riviera oltre a collaborare allo stesso “Tracce” (che nel frattempo darà alle stampe il “Mea Culpa” di Louis Fernand Céline). Moreno prende anche contatto con l’editore Alfredo M. Bonanno di Catania, titolare della rivista “Anarchismo” e nel 1982 da alle stampe “Fenomenologia unicistica del singolo” dove Moreno riflette sulle delusioni e i limiti degli anni della contestazione. Nel 1984 e ‘87 escono per ” Tracce” rispettivamente “Teoria del Contrasto” ed ” Exitialis” (entrasmbi con la prefazione di P. Bertelli) dove vengono presi in esame tutti i movimenti storici, e persino metastorici di ribellione. Per Moreno sembra secondario ribellarsi “contro Dio” (Lucifero) o “in suo nome” (Tomas Muntzer), in nome della Ragione (Robespierre, Saint- Just o Marat) o contro di essa, più recentemente in modo trasversale per “di$integrare il $i$tema”, borghese, omologante, consumistico ed ipereconomici$tico. IMPORTANTE E’ RIBELLARSI.

A questo punto è superfluo dare torto al filosofo cattolico Augusto del Noce, quando dal suo punto di vista,beninteso!, afferma che i movimenti estremi (alcuni dei quali con conseguenze totalitarie), quale sia lo schieramento, nascono tutti da una comune matrice nichilistica.

Nel 1993 la EdiAnLibe da alle stampe ! Fuori dal Cerchio Magico” (Stirner e l’Anarchia) dove accanto a interventi di Bertelli, di Bonano, di Passamani e di altri, Moreno marchi da il suo contributo con “Sum ergo cogito”. Ed è in quell’anno che Moreno, trascendendo ormai gli schemi e le dicotomie tradizionali della politica e dell’ideologia comincia a studiare gli scrittori “collabò” francesi, sopratutto Louis Fernand Cèline e Pierre Drieu La Rochelle, scrivendo diverse opere sull’argomento.

Ma a questo punto, si mostrerebbe un vero e proprio “sacrestano illetterato” chi in buona o in malafede e frettolosamente si mettesse a sparare su Moreno Marchi l’accusa di “cripto- fascista”. Moreno in tali opere esamina i personaggi dal punto di vista intellettuale e umano, col metro dello studioso, in modo imparziale e senza prendere posizione, attenendosi ai fatti e alle testimonianze scritte che tali scrittori “maledetti” hanno lasciato.

Così pure il volumetto di storia locale “Goering a Sanremo” è soltanto la curiosa cronaca del viaggio che il gerarca nazista intraprese nella Riviera dei fiori nel 1938… E nel dopoguerra qualche fantasioso avrebbe parlato di un misterioso tesoro che Goering stesso avrebbe ordinato di seppellire nella zona (nel 1965 per i gialli delle
Edizioni “Europa Production” uscì a Bordighera anche un romanzetto sull’argomento, ambientato in quella stessa località denominata “Madonna della Ruota” già teatro del “Dottor Antonio” del patriota risorgimentale Giovani Ruffni.

Moreno Marchi non amava molto parlare di sé e gli editori dei suoi libri riuscivano a stento a riportare note biografiche. Ultimo saggio pubblicato dal Marchi venne inserito nel volume “Omaggio a Drieu La Rochelle”, che un editore di Parma, proveniente dalla destra radicale e convertito all’Islam ha dato alle stampe… Al di là di alcune divergenze che ci separano, al di là di certe sue posizioni non sempre condivisibili, intendiamo comunque ricordare Moreno Marchi per il vasto contributo culturale che ha dato alle giovani generazioni, per il suo viscerale anticonformismo e antagonismo di fronte al Moloch occidentale del Pensiero unico…

Gianni Donaudi

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mercoledì 12 luglio 2017

Maria Bignami: "Ricordi condivisi... lungo il cammino"



 
Dedicato a tutti coloro che cercano la propria Luce.
 
      Ringraziamenti
Mio marito per essermi stato accanto con infinita pazienza.
I compagni del corso per il sostegno in momenti di intenso disagio.
Franca Bazzanella, la terapeuta che con amorevole maestria mi ha aiutata
a riconoscere tanti miei limiti e a trasformarli in qualità.
Tutti coloro che hanno contribuito a mettere insieme questi ricordi.
 
Leggendo il programma, cerano argomenti proposti di cui non conoscevo il significato,
ma a me che piacciono le sorprese non ho chiesto chiarimenti e ho deciso di frequentare senza aspettative.
 
Per essere ammessi, non occorrevano diplomi di scuole superiori e se fossero stati richiesti sarei stata esclusa,
perchè i miei studi si sono "fermati" alla V° elementare.
Magnifico! mi sono detta, è su misura per me.
 
Così ha avuto inizio questa grande esperienza.
Quasi subito mi è stato chiaro la particolarità di questi studi,
dove vengono insegnati esercizi semplici ma potenti e sperimentati in modo gioioso.
Spesso mi sono sentita la bambina che giocava sui prati.
 
Per quanto riguarda i compiti a casa, pochi e senza l'obbligo di farli.
 All'incontro successivo, nessuna interrogazione
veniva fatta per verificare se avessi compreso la lezione,
 nessun voto, nessun giudizio, molto liberi, però, se c'è l'impegno,
c'è anche un premio e il mio è stato Grande.
 
Stimolati ma mai costretti, ognuno libero di esprimere se stesso per quel che è
prendendosi il tempo e le proprie modalità per migliorare.
Ho appreso in tutto questo un Grande insegnamento.
 
Più volte è successo, che il cambio inaspettato del programma,
 ha permesso di sciogliere blocchi emozionali latenti da anni.
Grazie alla spiccata percezione della conduttrice e il sostegno del gruppo,
sono avvenute guarigioni sorprendenti.
 
Questo cammino l'ho intrapreso tredici anni fa e continua tutt'ora
 
Descriverò alcuni eventi che mi hanno molto toccata.
 
Prima di iniziare questo percorso di consapevolezza,
 volevo aiutare gli altri, ottenendo spesso l'effetto contrario.
 Mi è stato insegnato che l'aiuto dato quando non è richiesto,
 c'è un'invasione e mancanza di rispetto verso chi soffre.
Non è stato facile per me liberarmi da questo atteggiamento.
Ora mi rendo disponibile e spesso l'aiuto che desidero offrire non viene chiesto.
Ho capito che non sempre aiutare è fare il bene della persona.
 
Quel giorno tutti i partecipanti hanno formato un cerchio e a turno si entrava
al centro dove si riceveva Amore a volontà senza impoverire il donatore.
 Giunto il mio turno, ho sentito molto calore intorno a me che si è trasformato in tanta commozione,
non avevo mai ricevuto tanto Amore.
Anche ora solo al pensiero rivivo quel momento.
 Che grande dono!
 
In un'altra occasione, siamo stati invitati uno per volta a salire sopra ai materassini impilati restando in piedi.
 Quando  è toccato a me ho provato un grande disagio, il cuore mi batteva in gola, sudavo, sarei scappata,
 poi non ricordo, ma sono rimasta.
 Franca distante qualche metro ha iniziato a parlare e camminare lentamente staccando spesso lo sguardo su di me
 e con questo suo modo di fare mi sono rilassata.
E' emersa la mia eccessiva disponibilità nell'accogliere le persone a casa mia,
con conseguenze poco piacevoli fatte di malintesi non facili da chiarire.
Tante volte è successo nel passato e non capivo il perché, da sola non sarei riuscita a scoprirne la causa.
 UN MODO INCONSCIO PER FARMI NOTARE.
 In altre parole, se ero molto disponibile mi avrebbero vista.
 Mi è sembrato di uscire da un tunnel e vedere finalmente la luce.
 E' stata una grande presa di coscienza e da quel momento sono più attenta.
Ora, trovando sempre piacevole stare in compagnia con gli amici,
mi sento libera di accogliere e di accettare un invito quando lo desidero,
sono più chiara con gli altri e mi rispetto.
Grazie di cuore del grande aiuto.
 
Mi è successo di fare una promessa e poi non riuscire a mantenerla,
 ho provato un grande imbarazzo durato per giorni.
 Ora pur cercando di mantenere l'impegno preso,
 mi riservo per un eventuale e serio contrattempo,
 in questo modo mi sento più protetta.
 
Prima quando sentivo un dolore emozionale lo trattenevo, mi irrigidivo e mi isolavo.
Ora sempre più spesso lo esprimo, sentendomi più leggera e socievole.
 
A volte noto che quando parlo metto molta energia, allora cerco di regolarla,
mi esprimo meglio e sono compresa.
 
Tempo fa accettavo spesso ciò che mi veniva proposto,
con il risultato che non era quello che cercavo.
Ora scelgo io quello che sento utile per la mia crescita,
mi focalizzo su quello che desidero fare e sono più soddisfatta.
 
Capita spesso che qualcuno mi faccia una confidenza personale,
 mi piace contenerla nel mio cuore e questo fa aumentare il rispetto verso gli altri.
Ora ne sono più consapevole.
 
La tentazione di interrompere qualcuno quando dialogo,
non l'ho ancora lasciata andare del tutto, quando me ne accorgo,
 cambio atteggiamento, mettendo più attenzione a quello che viene detto
 sentendomi tutt'uno con la persona che mi sta davanti,
 così si crea maggior intesa e la gioia è reciproca.
 
Quando riguardo il mio passato, riconosco di non essere stata una madre perfetta,
 allora non potevo fare di più, ho agito con la consapevolezza di quel momento.
 Mi è stato detto: PERDONATI, così ho sentito un grande sollievo.
Ora comprendo quei genitori che fanno del loro meglio, perche sono come me.
 
Anche nella mia relazione di coppia, mi sono vista spesso nel ruolo di vittima
e il desiderio di cambiare mi ha portata a vedere le mie responsabilità.
 Come una carcerata che possedeva la chiave per uscire, ma non vedeva la serratura.
 Infinita gratitudine alla guida per aver portato luce alla via d'uscita.
 
Tanto ancora potrei dire, non solo del mio cambiamento,
 ma anche dei compagni di corso con i quali ho condiviso momenti di intense emozioni,
 sostenendoci entrambi per poi ritrovarci abbracciati e commossi con il cuore pieno di gioia.
 E' possibile  provare questa piacevole sensazione, solo vivendola.
 
Per comporre una musica gradevole, occorre mettere insieme le note in armonia fra di loro,
le alte e le basse, in salire e scendere sul pentagramma, rispettare le pause creando una dolce melodia.
 Dopo di ché, sono indispensabili musicisti intonati e disposti a suonare il proprio strumento insieme ad altri.
 Ma tutto questo non è sufficiente per realizzare uno spettacolo.
Ora serve un direttore che abbia la musica nel cuore e desiderio di formare un'orchestra,
a questo punto tutto è pronto per un grande concerto.
 Questo è ciò che ha fatto Franca.
 
LE NOTE SONO LE NOSTRE AZIONI
 
LA MELODIA E' IL SENTIMENTO D'AMORE
 
LA MUSICA E' LA VITA
 
I MUSICISTI SIAMO NOI
 
IL DIRETTORE?
SE LO SCEGLIAMO, OGNUNO DI NOI PUÒ ESSERLO 
 
Grazie alla Vita.
 
Maria Bignami

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