Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 31 ottobre 2012

Pensieri bioregionali da Cranno di Teodoro Margarita




"Un contadino non deve soltanto saper seminare, vangare, zappare, potare ed  innestare ma deve conoscere la luna e le stelle, osservare le nuvole e rivoltando la  nera zolla , far tutta una cosa della terra e del cielo."

Questa citazione è mia.
Ha scritto Ermanno Olmi sul Corriere, in questi giorni " Solo i contadini salveranno la terra, l'agricoltura è un patto tra la terra e la zolla." Il noto regista, autore oltre che del mirabile "L'albero degli zoccoli" anche di "Terra madre" docufilm imperniato sul noto megaevento patrocinato e creato da Slow Food. Orbene, anche Carlo Petrini , il manifesto del 30 ottobre 2012, ha dichiarato che la terra la salveranno i contadini, ma, come si può vedere da un video su Repubblica, alle spalle aveva un bel logo della Lavazza e nel discorsom nello stesso viudeo , egli magnificava tali azioni virtuose di questa ditta di caffè. 
"Caro Carlìn, ma il mondo lo salveranno la Lavazza o il contadin?
Caro Petrini il mondo lo salveranno i contadini, la Lavazza al massimo, salva il suo caffè in una tazza."

Sai che c'è, caro Petrini, che lo sponsor non salva i contadini, lo sponsor salva solo sè e paga, certamente, lo stipendio a te.
Il mondo lo salveranno i contadini veri, cresciuti liberi e in coscienza, con le mani ruvide ma la fronte alta e chiara, il mondo potranno salvarlo se impareranno ad esser grandi come lo era Gandhi. Il mondo si salva se lo sforzo sarà autonomo, non eterodiretto e collettivo, se sarà anche spirituale e di ogni cosa comprensivo. 
Teodoro Margarita 


Con affetto, Teodoro.
3396225872

"25 anni senza Thomas Sankara"

"La battaglia per un Burkina verde, subito partita con un'intensa mobilitazione, dovrà proseguire. La vittoria nelle tre lotte- contro il dilagare degli animali allevati e contro il taglio selvaggio della foresta e per la riforestazione- si otterrà e si garantirà solamente se ogni Burkinabè acquisisce la consapevolezza della protezione della natura come propria caratteristica onnipresente. E' per questo motivo che invito ciascuno a intraprendere una produzione agricola: che ogni casalinga faccia un orto a casa, per quanto piccolo sia. Il riuso delle acque per innaffiare permetterà la produzione di verdure aggiuntive ed offrirà ad ogni bambino delle città la possibilità di occuparsi e curare le piante.
Ricordo a tutti la parola d'ordine "un bosco ogni villaggio"  e le pianificazioni di spazi verdi urbani ." 
Ho voluto ricordare con le sue stesse parole Thomas Sankara, giovane presidente del  Burkina Faso, troppo presto assassinato. Era un discorso alla radio del 4 agosto 1985.

Ora che in Italia e nel mondo, in primis la first lady  Michelle Obama alla Casa Bianca, dilaga la moda degli orti urbani ( detto per inciso:  non restasse tale e le persone prendessero coscienza stabilmente delle implicazioni pedagogiche, terapeutiche, di buona economia che fare l'orto comporta) rileggere queste esortazioni che un giovane capo di stato rivolge alla sua nazione ci commuove e ci indigna, possibile che l'Africa migliore e non solamente in  Africa,  veda cadere i suoi figli migliori? Penso a Patrick Lumumba, a Ben Bella e a tanti altri,  a Ken Saro Wiwa.

"Quel che è stato fatto e quel che dobbiamo fare sono il test della nostra determinazione a rifiutare l'ideologia di sottomissione, mendicità, attesa, fatalismo, tipici di una società dominata."
Lascio a voi le riflessioni, Thomas Sankara ci parla ancora, 25 anni dopo abbiamo bisogno di uomini come lui e non solamente per l'Africa assediata dalle compagnie minerarie. Thomas Sankara, il capitano gentile che lasciò ai suoi eredi a all'ull'umanità tutta una Renault 5 ed uno scooter come sua sola eredità materiale è colui che ha saputo al pari di Gandhi, donarci un lascito che non è stato altrettanto grande solamente per la sua troppo breve vita, rammento il grandissimo significato simbolico, oltre che pratico, semplice, come tutti i gesti esemplari, come il filare all'arcolaio del Mahatma, egli ideò "le cercle des sècheurs" ovvero il circolo degli essiccatoi, metter in cerchio nella corte dei villaggi, in ogni villaggio, le donne e riprendere una pratica antica quanto dimenticata: stendere le papaye sugli essiccatoi, lasciare che si asciughino per bene al sole forte del Sahel e poter così consumare frutta locale per tutto l'anno e non importane da altri paesi o, peggio ancora, importare costosi frigoriferi che in un paese povero e senza una rete elettrica estesa, costituivano un problema e soltanto un business per le imprese occidentali. Come i nostri fichi secchi o i pomodori nei paesi del meridione, una tecnica simile, la riscoperta di questa tecnica salva l'economia, la vita stessa di comunità africane.
Accosto a questa semplice quanto geniale intuizione , il cerchio degli essiccatoi, un altro cerchio, il "Closing circle" di Barry Commoner, di recente scomparso a 95 anni, uno dei padri dell'ecologismo mondiale. Questi due cerchi sono in realtà uno solo, non so se Thomas Sankara avesse letto quel libro ma ne aveva recepito profondamente il significato: il cerchio è da chiudere ovvero nella nostra vita sulla terra, ogni cosa deve tornare ad essa, armonicamente, senza turbare le leggi dell'entropia, senza rilasciare con i nostri comportamenti rifiuti tossici non assimilabili, tutto deve tornare.

Immaginate migliaia di frigoriferi resi inutilizzabili dall'obsolescenza programmata organizzata dai computer a  tavolino per rendere guasti i milioni di inutili oggetti che affollano la nostra tecno-vita quotidiana, abbandonati nel deserto. Sankara aveva capito, come Commoner, aveva capito e dobbiamo rendergli omaggio.  E se fosse vissuto più a lungo, se non lo avessero assassinato, il suo sogno di rinverdire il Sahel, si sarebbe avverato, ed un contadino geniale come Yacouba Sawadogo, burkinabè anche lui, ri-scopritore di una antica tecnica di coltivazione, lo "Zai", vedi il film "The man who stopped the desert" avrebbe trovato nel capitano gentile un fiero e sincero alleato. Perchè, a differenza di quanto vogliono far crederci troppe ONG che traggono dalla  cossiddetta cooperazione internazionale, soprattutto il mezzo per mantenere, in Occidente, il loro posto di lavoro per non dire d'altro, è nello spirito del luogo, quando questo spirito possa liberamente sprigionarsi che nascono le idee per il riscatto e la dgnità umana, Gandhi aveva studiato a Londra ma è nella saggezza antica della sua grande India che  ha trovato l'ispirazione per rovesciare il dominio, culturale prima che politico degli Inglesi sulla sua gente, Gandhi, come Sankara, ha fatto il percorso inverso, ritornando dentro la sua terra, abbeverandosi alle sorgenti delle proprie montagne, ai propri fiumi. E così, scandalizzabdo il mondo, questo giovane presidente, aveva rinunciato alle macchinone e viaggiava in Renault 5, aveva sfoltito scorte e burocrazia, andava  a sincerarsi di persona se un certo pozzo in un villaggio era effettivamente in funzione, aveva idee e cercava soluzioni le più semplici e praticabili dalla sua gente. E' stato il degno raccoglitore delle idee di Franz Fanon, un emulo non pedissequo di Ernesto Che Guevara, un militare, come tanti, figlio di una famiglia numerosa, per necessità, aveva amato il teatro e voleva che i soldati assistessero a recite nelle caserme e voleva che non fossero inattivi ma aiutassero i contadini nei lavori dei campi e tutto questo lui faceva, ha fatto, in prima persona. 


Il 13 ottobre,  in occasione del venticinquennale della scomparsa, a Milano ho avuto l'onore di conoscere sua sorella, Odile Sankara, c'era tanta gente alla Fabbrica del vapore, un momento d'incontro e di scambio interculturale, tanti progetti avviati ed in corso, per un'Africa che sappia ritrovarsi e originare dalla sua grande storia l'avvenire di libertà e pace che Thomas Sankara sognava e aveva cominciato  a prepararare.

Ringrazio il Comitato italiano Sankara XX, l'associazione Sunugal, Marinella Correggia e tutti quanti si sono adoperati per questa serata.
Teodoro Margarita

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Pensiero aggiunto:  


Sulle spalle del nonno

Abbiamo una quercia nel podere, appena oltre il poggio, su in collina, l'ha piantata il nonno.
Egli mi raccontava che quella quercia, piantata quando ero ancora piccolino
un giorno avrei potuto intravedere la pianura.
Ora son diventato grande ed  ho provato a risalire su quell'albero, oramai non ho più paura,
ma quale pianura, ho gridato a papà, giu' da basso,
da quassù si vede il mare!
Il nonno lo sapeva, piccino, quella quercia è cresciuta, bambino,
allora eri piccino e così la quercia e tu potevi arrampicandoti guardare più vicino,
ora che siete cresciuti entrambi potete ambedue svettare sul mare e sulla costa,
il nonno lo sapeva, questa quercia, lui l'ha piantata apposta.
Lui voleva che cresceste insieme e avreste un giorno potuto raccontare
che il nonno voleva che tu imparassi a guardare più lontano,
voleva che tu portassi il suo sguardo fino al mare , che imparassi a crescere ed ad arrampicarti, 
insieme con la quercia , voleva che tu imparassi a crescere e ad amare.



"La quercia che ha piantato è cresciuta e mano mano sei cresciuto tu, siete cresciuti assieme e il nonno, che ora non c'è più, questo voleva che tu da quella quercia, da quella crescita comune, tu imparassi a volgere il tuo sguardo più lontano."

Teodoro Margarita, 31 ottobre 2012, pensieri di Cranno.

martedì 30 ottobre 2012

Bioregionalismo psicospirituale - Coscienza ed energia nello spazio e nel tempo



Secondo tutte le religioni e filosofie, ed anche secondo la moderna scienza, è il movimento, l’azione o mutazione, che crea il mondo. L’energia sprigionata attraverso il cambiamento sopraggiunto nel “quid” originario statico si è propagata in uno svolgimento, apparentemente infinito, che utilizza i canali conduttori dello spazio e del tempo.

Secondo questa teoria della creazione graduale dell’universo si immagina un “inizio” chiamato Big Bang (il grande botto) in cui la concentrazione energetica statica giunge ad una fase critica di incontenibilità e ne consegue un collasso che è poi l’inizio dello spazio tempo e coincide con la proiezione manifestativa in cui l’energia assume forma gradualmente. La gradualità e continuità della creazione viene misurata attraverso un “aspetto” che sempre accompagna, potremmo anche dire registra, il processo creativo. Questo aspetto è immanente e trascendente ed è la coscienza, la quale è parte integrante, una sorta di sapore o qualità intrinseca, dello svolgimento energetico in corso.
Coscienza ed energia sono insomma la stessa cosa, come il tempo e lo spazio che appaiono e coesistono complementariamente. Senza la durata nel tempo e l’espansione nello spazio nulla potrebbe manifestarsi e senza la coscienza e l’energia nessuna manifestazione avrebbe significato od esistenza. Per questa ragione è impossibile scindere la manifestazione dalla consapevolezza che la sancisce.
Ogni elemento, essendo la trasformazione nell’infinita possibilità dei movimenti energetici nello spazio tempo, conserva una specifica memoria (od intelligenza) che è necessaria alla coesione della sua sostanza, o stato di mutazione energetica (se vogliamo usare una terminologia metafisica). Questo procedimento di psicosomatizzazione dell’esistente viene impresso contemporaneamente in una sorta di “negativo” che corrisponde alla formula rispetto al procedimento sperimentale.
Ma non è solo descrizione è anche substrato, è forza costituente che permette al tutto manifesto di mantenere una forma ed un nome, insomma gli fa continuare una specifica identità energetica.
Da qui anche il concetto di “psicostoria”, che non è altro che la memoria progettuale costituente i fenomeni, la quale resta impressa nei risultati stessi della fenomenologia attiva: i processi vitali. Perciò la storia non è quella scritta sui libri, quella dei libri è solo una documentazione ingannevole, parziale e soggettiva che descrive gli aspetti vissuti da alcuni testimoni, od ascoltatori dei testimoni. La storia come noi la conosciamo è una traballante pseudo-verità raccontata e corroborata (a fini speculativi) dai suoi redattori. Quella che chiamiamo storia è al meglio la descrizione di un immaginifico realistico condiviso (più o meno) da molti (comunque un numero limitato di persone).
Ma la verità non può essere parziale, come non può essere sminuzzata l’integrità della nostra esistenza corporea. Nel senso che non possiamo dire “questo organo o questa appendice non mi appartiene od è inutile, i capelli le unghie ed i peli non sono importanti perché crescono e vengono eliminati senza eccessivo danno…” o simili facezie. Infatti anche se usiamo quasi sempre la destra per il nostro agire abbiamo bisogno anche della sinistra, se diventiamo calvi lo consideriamo un difetto, se le unghie si spezzano anche le dita ne soffrono, etc. Insomma la verità storica dovrebbe corrispondere ad un’interezza e questa interezza viene data solo da quella memoria sottile che resta impressa nelle forme in continua mutazione fenomenica.
Questo “ricordo” a livello vitale viene definito DNA ed a livello psichico io lo chiamo “psicostoria”, ovvero la capacità di lettura attraverso la memorizzazione automatica, la registrazione contabile, presente nell’insieme dei processi vitali coinvolti negli eventi. E siccome non esiste separazione alcuna in qualsivoglia processo vitale, che si manifesti con il nostro diretto coinvolgimento oppure con uno indiretto, e qui faccio ancora l’esempio del corpo umano in cui se vengono ad esempio persi i denti questo fatto coinvolge anche tutti gli altri organi ed appendici, dalla testa ai piedi. Senza denti si deteriora l’alimentazione, l’individuo perde la capacità aggressivo-difensiva, etc. etc. insomma ogni elemento vitale viene influenzato. Ciò logicamente succede anche per gli eventi sulla faccia del pianeta: una bomba atomica in Siberia influisce sulle condizioni ambientali dell’Antartide….
Infine se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario intromettersi nel magazzino della funzione mnemonica vitale, che è presente comunque in chiave olistica ed olografica in ognuno di noi.
In India questo magazzino si chiama Akasha, Jung lo chiamò Inconscio collettivo, gli esoteristi lo chiamano Aura della Terra.
Come fare ad attingere a questo archivio misterioso e sempre presente?
La risposta sta nella domanda stessa… Come fa l’acqua a conoscere l’acqua? Come fa il fuoco a conoscere il fuoco? Come fai a conoscere te stesso?
Essendolo…! Unicamente essendolo… Non come un osservatore che guarda bensì come sostanza costituente dell’andamento energetico in corso. Spogliandosi quindi della separazione che ci impedisce di percepire l’insieme di cui siamo parte integrante. Infatti coloro che sono dotati di preveggenza o medianità possono percepire questa “memoria” totale del grande magma dell’esistenza solo sciogliendosi in quella “memoria”. Ovvero rinunziando alla piccola memoria separativa dell’ego che porta ad identificarci con la singola molecola del processo vitale ed a descrivere l’esistente nello stretto ambito del percettibile, limitato alla presenza circoscritta. Il che è spesso quel che avviene nella storia ufficiale o nella filosofia o religione o scienza empirica.
Veramente il discorso era un altro, avrei voluto parlare di energia solare e della sua captazione utile ai nostri processi vitali… e sociali ma ora capisco che è troppo tardi, almeno per questa volta!

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana

lunedì 29 ottobre 2012

Regione Lazio – Unione provinciale di Rieti con Viterbo e di Latina con Frosinone? Tutto sommato è una proposta bioregionale…




L’obiettivo bioregionale nell’attuale assetto istituzionale italiano può essere raggiunto per gradi. Nella prima fase bisogna tener conto dell’esistenza delle Regioni così come sono oggi, senza pretendere modifiche di territorio perché queste per essere realizzate necessitano di complicati meccanismi costituzionali e scatenano nel contempo reazioni a catena dovute ad interessi precostituiti che è difficilissimo scardinare.
Questa situazione rende per i momento “utopistica” l’istanza bioregionale precedentemente avanzata (vedi http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/10/29/regione-lazio-unione-provinciale-di-rieti-con-viterbo-e-di-latina-con-frosinone-tutto-sommato-e-una-proposta-bioregionale/)  anche se effettivamente ben motivata.   Oggi quindi il bioregionalismo amministrativo può avere, a breve e medio termine, una concreta possibilità di realizzazione solo con accorpamenti e ristrutturazioni di enti all’interno delle singole Regioni.
Nel Lazio ci sono tre realtà territoriali e socio economiche diverse. C’è l’area metropolitana romana che comprende gran parte del territorio e degli abitanti laziali, c’è il sud pontino e ciociaro che è riuscito in questi ultimi 60 anni ha guadagnare un parziale progresso, c’è al nord la Sabina e la Tuscia. Pur tuttavia sia il nord, ovvero Rieti e Viterbo, che il sud, cioè Frosinone e Latina, sono legati da una omogeneità socio economica, di tradizione culturali e storiche che possono riconoscersi in un’unica matrice bioregionale. Tutte e quattro queste province hanno tratti comuni evidenti di condizioni economiche, sociali e culturali che hanno per altro poca attinenza con la realtà della megalopoli romana.
Con l’istituzione di Roma Capitale, una sorta di città stato staccata amministrativamente dalla Regione Lazio, l’attuale territorio della Provincia di Roma, non necessaria all’Area Metropolitana, dovrebbe essere ceduto alle Province storiche confinanti (in chiave omogenea) rendendole così più solide dal punto di vista politico ed economico. Ne verrebbe fuori un nuovo Lazio di due entità, la prima costituita dall’Area Metropolitana di Roma, la seconda dalle province autonome capaci di amministrarsi e programmare un loro sviluppo adeguato alle proprie esigenze, anche in considerazione delle esigenze metropolitane ma ad esse non soggette né condizionate.
Per realizzare tutto ciò non occorre una legge costituzionale, forse la recente legge sul riordinamento degli enti locali provinciali consentirebbe in parte questi aggiustamenti. 
Infatti per il Lazio è stato indicato l’accorpamento delle province di Rieti e Viterbo, oltre a quello di Latina e Frosinone. Sarebbe -come sopra accennato- da rivedere l’estensione della Provincia di Roma che attualmente incorpora sia parti della Sabina che della Tuscia, oltre a lembi della Ciociaria e dell’Agro Pontino. Ovviamente è importante l’aspetto dell’autonomia amministrativa di Roma Capitale, in una regione a sé stante, ed il rimanente territorio del Lazio. In tal modo sarà possibile realizzare a breve una prima graduale applicazione del bioregionalismo amministrativo, lasciando a tempi più maturi la prospettiva di una riaggregazione su base prettamente bioregionale del territorio dell’Italia centrale.
Questa per altro è stata la prima proposta bioregionale avanzata da un nostro comitato (chiamato “Punto Verde” Calcata), proprio negli anni ‘90 del secolo scorso, prima ancora della fondazione della Rete Bioregionale Italiana e dell’uso del termine “bioregionalismo” (in precedenza si usavano i termini “coesione delle aree omogenee” “ecosistema condiviso” “comune ambito socio culturale e geografico” etc..)

Paolo D’Arpini
Rete Bioregionale Italiana


Qui di seguito alcune referenze dei primi interventi “registrati” in tal senso.
1. Diritto & Diritti – rivista giuridica on line
Paolo d’Arpini ed il Punto Verde sono eminente espressione. Tra queste iniziative, quella a me più cara è quella in materia di “trasparenza amministrativa” …
1. [PDF]
INDICI DI EUPOLIS PUBBLICATI NUMERO 0,1 – DICEMBRE 1990 Una …
Formato file: PDF/Adobe Acrobat – Versione HTML
Una regione di piccole città Paolo d’Arpini. Una proposta del Punto Verde di Calcata per il. riassetto regionale dell’Italia Centrale. …
1. Bioregionalismo e economia sostenibilePDF]
almanacco di fine millennio
– 19 set
Formato file: PDF/Adobe Acrobat
della Capitale, uno spazio pulito non compromesso da continue fagocitazioni sollecitate da bisogni che partono dal centralismo romano. Paolo D’Arpini

"Un centesimo d'onore" - Aiutiamo Luca Fazio a risarcire il parlamentare Riccardo De Corato (MSI-AN-PDL)

Dipinto di Franco Farina


Nei giorni in cui tutti parlano del povero Allessandro Sallusti, condannato al carcere per aver fatto pubblicare il falso in prima pagina da un parlamentare radiato dall'ordine dei giornalisti, c'è una vicenda che è passata sotto silenzio e che invece merita ben più attenzione del caso del direttore de "Il Giornale", che percepisce un cospicuo stipendio mensile e in carcere non ci andrà mai.
Sto parlando di Luca Fazio, giornalista de "Il Manifesto", in cassa integrazione a 900 euro mensili, condannato a risarcire l'ex-vicesindaco di Milano (e attuale consigliere comunale e parlamentare della Repubblica) Riccardo De Corato (Msi-An-Pdl) con 20.320 euro, per averlo diffamato in un articolo del 25 gennaio 2009 (Riprendiamoci il Cox).
Fazio rischia che gli venga pignorata la casa per pagare De Corato, in un processo perso perché il Manifesto, in pieno tracollo finanziario, non si è presentato in tribunale per difendersi dall'accusa ed è stato condannato in contumacia. Essendo il giornale in liquidazione coatta, il peso del risarcimento ricade tutto sul giornalista cassintegrato, a cui è già stata notificata l'ingiunzione di pagamento.
Il Manifesto ha lanciato così una raccolta fondi in monetine (rievocando quelle lanciate 20 anni fa a Bettino Craxi) per ripagare l'ex-vicesindaco. Qui trovate tutte le informazioni e l'articolo incriminato.
Fazio è stato condannato perché ha accennato allo slogan urlato contro De Corato durante il corteo, una parolaccia riservata al calciatore dell'Inter Materazzi «… quella che gli ultras regalano all’avversario meno simpatico… ma lui non se la merita…». Per il giudice il cronista è colpevole di aver lasciato intendere «che gli insulti erano invece adeguati e meritati per il personaggio politico…»
Benché la condanna sia in primo grado e il giornalista abbia richiesto la sospensione del pagamento fino all'ultimo grado di giudizio, il parlamentare pretende immediatamente il pagamento della somma.
Per questo il Manifesto ha lanciato una sottoscrizione da un centesimo ciascuno per risarcire De Corato, qualora la richiesta di sospensione non vada a buon fine.
IBAN: IT43H0306967684510324096294 (il conto è intestato a Luca Fazio). Causale: “Un centesimo ciascuno per risarcire De Corato”

sabato 27 ottobre 2012

RIVE a Torre Mileto dall'1 al 4 novembre 2012 al Giardino della Gioia

Vi aspettiamo!


Cara Umanità splendente!!! Fratelli e Sorelle in cammino...
ci Si Amo..qui il Giardino si sta popolando..i volontari sono arrivati.. la Luna è quasi piena..e noi siamo carichi per accogliere l'incontro RIVE...
vi chiediAmo collaborAzione..

cerchiamo connection di qualcuno che da Roma passa a Cassino per recuperare dei teloni in dono..che sono benedetti per noi!
perciò fateci sapere!!

ci piacerebbe capire anche quanti saremo... a questo incontro dall'1 al 4 novembre 2012 per farci un idea e accogliAmarvi al meglio... poi qualsiasi cosa desideriate portare...cibarie varie..verdure fresche, frutta fresca e secca, olio, miele, tahina... insomma cose che ci fanno tanto bene...sono molto apprezzate..

il nostro cel. 3299842608...chiAmateci

qualche info:

Buone Pratiche al Giardino della gioia

– Arrivo
- porta tutto quello che ti serve per la Rive (tenda, sacco a pelo, torcia, piatto, posate, k-way, sapone solo se biodegradabile altrimenti ci sono quelli fatti da noi)
- arrivi a Torre Mileto di fronte al Ristorante il Gabbiano c’è un cancello in legno verde entraci e percorri la strada sterrata seguendo le indicazioni dopo 800 metri ci siamo noi.
- se sei in macchina gestisciti al meglio con altri che vogliono partecipare all’incontro e sono sul tuo stesso cammino così si dividono spese e inquini meno; se hai poca roba ti invitiamo a parcheggiare l’auto nello spiazzale esterno di fianco al Ristorante il Gabbiano, e fare una rilassante passeggiata di 15 min. circa; se invece hai molta roba puoi salire su con l’auto, svuotare l’auto - perché il parcheggio non è custodito e non siamo responsabili di eventuali furti o danneggiamenti all’auto – e tornare allo spiazzale vicino al mare.

– Accoglienza
- ti invitiamo a fare il versamento sulla postpay per agevolarci nell’organizzazione e ricordati la ricevuta
- registrazione e visita guidata nel giardino. 

- Descrizione degli usi e costumi del Giardino:

  • ·         In tutti gli ambienti chiusi con pavimentazione vi invitiamo a lasciare le scarpe fuori;
  • ·         Per i fumatori c’è una confortevole area a vostra disposizione, e vi chiediamo di usarla se piove ricordatevi l’ombrello!
  • ·         Evitare di buttare carta, plastica, cicche di sigaretta nel fuoco perché oltre a considerarlo un elemento sacro, la cenere viene riutilizzata per la pulizia;
  • ·         La disponibilità energetica è bassa, vi chiediamo un uso moderato di cellulari e apparecchi elettronici, consigliamo di procurare caricatori 12V tipo auto.
  • ·         La dieta del Giardino è vegetariana per eventuali necessità alimentari contattate il Giardino.
  • ·         Abbiamo dei bellissimi Compost Toilet dove ci sono anche dei magnifici bidet per lavarsi ed evitare l’uso della carta, la pipì la puoi fare all’aperto se piove nel bidet del bagno.
  • ·         Fare un uso moderato di acqua
  • ·         Ti preghiamo di non portare e di non usare detergenti chimici (shampoo, dentifricio, sapone etc) e di portare meno plastica possibile, e di prenderti cura dei tuoi rifiuti.
" Fluidi come l'acqua goccia a goccia ci riUniAmo...
la bellezza del raduno è come cambia ognuno..."

Area Metropolitana Romana - Il 30 ottobre 2012 scade il bando per la riqualificazione delle periferie





Piccoli fazzoletti di terra utilizzabili a diverso scopo sono disponibili a proposte, implicanti manutenzione dei posti,  da gestire in completa autonomia (ovvero senza finanziamenti previsti, se non quelli privatamente convogliabili, con risorse proprie o attraverso altri bandi e sovvenzioni).
Tra le proposte ammesse (estratto dal bando, di sotto indicato)
"Ai fini di una migliore fruizione delle aree pubbliche il custode potrà, richiedendolo in sede di domanda,  
impiantare a suo onere e spese, con rivalsa delle spese stesse sugli eventuali utenti secondo prezzi 
convenzionati proposti e ratificati dall’Amministrazione Comunale, le seguenti attività: 
- orti cittadini; 
- attività floro-vivaistiche e di custodia verde; 
- attività sportive all’aria aperta prive di impianti fissi; 
- attività di dog sitting e agility dog; 
- attività ludico-ricreative educative, prevalentemente rivolte alle categorie più deboli ovvero 
bambini, anziani e portatori di handicap."

Citiamo dal bando, motivazioni ed intenzioni:
"il Dipartimento Politiche per la Riqualificazione delle Periferie non è in grado di garantire una manutenzione appropriata ed efficace di tali aree non disponendo di risorse economiche sufficienti;
che, è necessario, comunque, a fronte della progressiva riduzione di risorse disponibili per la manutenzione delle aree verdi, garantirne la custodia, pulizia e fruibilità ai cittadini; 
che è pertanto intenzione del Dipartimento Politiche per la Riqualificazione delle Periferie individuare soggetti che possano svolgere i servizi di custodia e di manutenzione su tali aree verdi in modo da sollevare l’Amministrazione Comunale di tali costi con la possibilità di svolgere una serie di attività proposte e compatibili all’interno delle aree verdi". 

Ci sembra un esempio di cittadinanza attiva e responsabile quello di attivarsi su aree tanto richieste quanto finora difficilmente ottenibili. 
Con tutti i problemi del caso ... (sulle responsabilità e diritti dei quali si prende carico l amministrazione, tra cui quelli di revoca e controllo, di richiesta di particolari mansioni, ma di cui comunque tutto chiaramente all interno del bando)

Certo non è una soluzione al disagio ambientale romano, che va risolto con un discorso di più ampia portata e maggiormente sistematico, sull agro romano tutto, sull agricoltura, sulle prospettive economiche e lavorative del settore, ma è una possibilità per mettersi alla prova!

SICURAMENTE, CONSIDERATO IL RISCHIO CHE TALI PICCOLE AREE VADANO NELLE MANI DI AMICI DELLE AMMINISTRAZIONI, PER PROGETTI SCADENTI DI CHIOSCHI BAR O COMUNQUE LUCROSI E SIMILI TALI, 
UN MODO EFFICACE PER OPPORSI A CIò NON è LA CRITICA IN Sè E PER Sè, 
MA LA VOLONTà DI GAREGGIARE CONCEPENDOSI ATTORI PIù ABILI ED ASTUTI DELLE CONTROPARTI 
SIAMO CONTRO LA CRITICA DECOSTRUTTIVA, SEMPRE A FAVORE DELLA PROPOSTA ALTERNATIVA!

Società Agricola  agricoltura.coraggio@gmail.com



DI SOTTO I DETTAGLI, CON MAPPE DELLE AREE, ESTENSIONI, BANDO, MODULISTICA

 Per opportuna conoscena il bando pubblicato sul sito Roma Capitale "Adotta il Verde" - per l'individuazione di soggetti a cui affidare, in forma volontaria, la custodia attiva di aree verdi comunali

Il Banco è stato pubblicato su sito ROMA Capitale - Dipartimento Politiche di Riqualificazione delle Periferie
scadenza il 30 ottobre 2012

Finalità bando è quella di individuare soggetti a cui affidare in forma volontaria, i servizi di custodia e manutenzione ordinaria delle aree verdi di cui il Dipartimento Politiche perla Riqualificazione delle Periferie è assegnatario. L’area verde mantiene le funzioni e le destinazioni previste dagli strumenti urbanistici vigenti.
Cordiali saluti.
Athos De Luca

 Collegandovi al sito di Roma Capitale potrete scaricare la :  

 il Bando


venerdì 26 ottobre 2012

La Bassa, Rastellino di Castelfranco Emilia, 28 ottobre 2012, discorso e spiegazioni sull'uso della canapa



http://www.facebook.com/photo.php?v=3972612758638
Qui sopra ci dovrebbe essere la foto dell'ingresso del Center Creative Country (vedere il sito Barattibay) e nel video parte dell'intervista fatta a Frida (la FATA Olandese) che da innumerevoli anni cura manualmente con amore questo bellissimo posto dove recentemente mi sono recato per aiutarla nella raccolta della Canapa. Questa esperienza mi ha permesso di farmi un idea più chiara su come operare nella raccolta che si farà DOMENICA  28/10. 

Confidando nella clemenza del tempo che le previsioni purtroppo danno pessimo vi illustro cosa verrà fatto. In sostanza cercheremo attraverso un contatto manuale della Canapa di trarre da essa due o più prodotti. 

In questa prima esperienza toglieremo attraverso a una lieve scuotitura il SEME adatto alla germinazione. Poi si separeranno le parti verdi che verranno portate all'Istituto di Agraria di Monteombraro dove verranno distillate per ricavarne l'olio essenziale. 

La fibra si lascerà macerare nel campo e in un secondo tempo lavorata. Su come verrà lavorata dipenderà da come si svilupperà l'idea di creare col l'aiuto di ANAB un Cantiere-Laboratorio dove sviluppare e testare (ossia in grado di rilasciare una scheda tecnica) prodotti per l'edilizia ovviamente di CANAPA. 

In questo caso la canapa che lasceremo in campagna servirà come materiale per la sperimentazione, non dovesse essere cosi verrà rotoimballata e venduta come fibra tecnica. Ricordandovi che tra sabato e domenica cambia l'ora spero di vedervi numerosi e se volete prenotare chiamate  Agriturismo La Bassa - Rastellino di Castelfranco Emilia (Mo) 059937500 

Salute & Saluti,  Fuzzi Izzurb Eleinad

giovedì 25 ottobre 2012

Lux Terrae - Amore e buona energia il 27 ottobre 2012 a Roma




Sabato 27  Ottobre 2012 - h 10.00 – 19.30
CONVEGNO 
AMORE E BUONA ENERGIA
Via Attilio Ambrosini, 129 - Roma
Interverranno:

10.00 - Ciro AurigemmaPsicologo
Che cosa è l'Amore?  I vari livelli di Coscienza

10.40 - Valentina Ivana Chiarappa  - Membro e docente della Società Italiana di Radionica e della Radionic Association inglese, autrice del libro “La Tecnologia delle Biofrequenze” Anima Edizioni – Counselor Trainer
Accesso al Cuore: la Via per l’Autoguarigione

11,30 - Lorenzo Ostuni – Filosofo, Simbologo, Terapeuta e Scrittore
L’Amore guarisce la Vita

13,15 – Pausa pranzo

14,15 – Marina Tempini – Ricercatrice
La battaglia batteriologica, come uscirne vittoriosi prima del 21.12.2012

14.30 – Angela Milena Ciacciulli  - Architetto, Docente di Domoterapia e Architettura creativa e di Feng Shui  - Operatore Olistico certificato SIAF
La Casa come scelta d'amore: conoscere e applicare il Feng Shui per attivare le migliori energie nei luoghi in cui viviamo

15.15 - Andrea PietrangeliMusicista, Scrittore e Grafico Creativo
Crisi come chiave di trasformazione individuale

16.00 - Giorgio CerquettiSpirito Libero, Scrittore, Guida Spirituale Rivista Lux Terrae
Il potere dell’Amore e della Buona Energia

18,00 - Maria Grazia Albanese - Antroposofa  -  Counselor Trainer  certificata SIAF
Conduttrice del programma quindicinale,  “L’Evoluzione Interiore dell’Uomo”, su WWW.LUXTERRAE.COM
La frequenza dei figli della Luce

18.45 - Daniela Di Savino - Musicoterapeuta – Counselor Trainer certificata SIAF
Ricolmarsi d’Amore per divenirne libera fonte

Ingresso offerta libera                INFO : 334.3137757

USA - Tempeste di polvere avvelenata - Quali sementi per l'agribusiness? -

Ultimo arcobaleno - Collage di Vincenzo Toccaceli


Tempeste di polvere avvelenata.

Questo 2012, basta farsi un giro in Rete, è stato tra i più secchi non 
solamente in Europa, negli Usa, in particolare nel Midwest, è andata anche 
peggio. La cronaca si è accorta di cosa abbia comportato questa estate torrida 
per gli innumerevoli tamponamenti a catena con morti e feriti, ribaltamenti 
spettacolari di automobili e camion sulle highways tra Oklahoma e Kansas City.
Frutto di una nebbia densa, di nuvole di terra rossiccia, questi incidenti, 
pur tragici, hanno potuto svelare al pubblico americano, ben altro.
Si sono ripetute le tristemente note "dust bowls" le tempeste di polvere già 
note dalla letteratura popolare, degli anni '30.


Figlie di un agribusiness avanzato che vede nel terreno solamente un luogo in 
cui deporre sementi che dovranno, debitamente e chimicamente assistite, dare il
massimo della rendita per ettaro e tutto ciò senza tener in conto alcuno nè la 
naturale fertilità del suolo nè l'interazione con microrganismi o alcunchè di 
vitale in loco.


Sementi Ogm o ibride, pesticidi ad essi abbinati in dosi massicce, dominano il 
panorama monotono delle pianure del Midwest americano, le "dust bowls" degli 
anni Trenta non hanno insegnato nulla. L'agribusiness USA continua con la 
ricetta abituale, abituati a sovvenzioni governative, i "farmers" americani non 
si sono curati nè di diversificare le produzioni, nè di rotarle, nè si sono 
minimamente curati di indagare sugli Ogm  loro proposti.
Risultato: crollati i raccolti, miseramente crollati tutti i raccolti di mais, 
grano, soia, colza, tutti. Le solite quattro o cinque multinazionali che 
controllano il mercato hanno già deciso di abbandonare il midwest e di 
spostarsi più a nord, verso il Montana e il Canada.


Alle spalle si lasciano il deserto, terreni che nessuna fragile, bisognosa di 
cure chimiche, semente Ogm è più capace di trattenere, semente che è ritenuta, 
ma guarda! capace di risolvere il problema della fame nel mondo, come i vari 
Veronesi o Boncinelli sostengono, è fallita, fallita miseramente di fronte ad 
una estate secca.


Quali sementi per quale agricoltura, allora e quali pratiche agronomiche per 
nutrire il mondo? Se l'agribusiness statunitense è fallito e produce solamente 
il deserto, il fallimento più totale, non sarà che la vecchia Europa, per certi 
versi, "conservatrice" di pratiche più rispettose dell'ecosistema, non abbia da 
insegnare ai signori delle multinazionali ?


E se questo modello ha mostrato il suo fallimento evidente, plateale, palese 
al pubblico Usa, non è altrettanto fallito in India, In Brasile, in Indonesia? 
Questa è la questione vitale per il futuro della disponibilità di cibo per 
l'Umanità intera, per la sua autonomia, per la democrazia stessa.


Libertà e biodiversità si coniugano assieme, necessariamente. Curare la terra 
per guarire gli uomini, scriveva Claude Aubert, ed è proprio vero, ancora più 
urgentemente vero dopo questa estate 2012. I cambiamenti climatici non vanno 
nella direzione dei "lendemains qui chantent" al contrario, se lasceremo che a 
cantare siano solamente le lobbies dell'agribusiness a New York o a Bruxelles, 
noi, non potremo che intonare una marcia funebre per la sovranità alimentare, 
per il diritto al cibo delle molteplici comunità contadine del mondo.

Teodoro Margarita (Rete Bioregionale Italiana, Civiltà Contadina Lombardia)

mercoledì 24 ottobre 2012

Il miele fa bene... alle api




Il miele è una secrezione ghiandolare prodotta dalle api a partire dal nettare dei fiori e dalle parti vive di alcune piante. E’ un prodotto eticamente incompatibile con la scelta veganimalista. 

L’ape non ha meno diritto della mucca o del capretto ad essere tutelato e liberato dallo sfruttamento umano. Sottrarre il miele alle api è come rubare agli scoiattoli le ghiande, come sottrarre il fieno ai cavalli, i semi alle formiche, come rubare al contadino le provviste per l’inverno. 

Pochi sanno che per mettere assieme un solo chilo di miele un ape deve percorrere 40.000 chilometri visitando e impollinando un milioni di fiori e che più dell’80% delle piante coltivate danno frutto solo perché fertilizzate dalle api. Senza le api, asseriva Einstein, alla terra resterebbero 4 anni di vita.
            
L’ape è una creatura altamente organizzata; la spartizione del lavoro si divide in 7 categorie che vanno dalla pulizia degli alveoli al nutrimento delle larve,  passando dai compiti di sorveglianza, di costruzione alla raccolta del miele. Lavoro assunto principalmente dagli esemplari più anziani, con più esperienza ma meno importanti per la sopravvivenza dell’alveare.
            
Il miele, che contiene l’80% di zuccheri di cui il 40% di fruttosio e il 35% di glucosio, proteine, vitamine A, C, P, K e del gruppo B, non è certo privo di aspetti negativi. Nel miele, come nella pappa reale, si possono trovare residui di antibiotici (anche se vietati dalla Comunità Europea con il regolamento 2377/90) e molti pesticidi. 

Può essere contaminato dal bacterium Clostridium Botulinum che causa di un terzo di tutti i botulismi infantili e può causare indebolimento muscolare e a volte morte improvvisa specialmente nei bambini. E’ dannoso per chi soffre di ulcera gastrica o intestinale. Vale la pena ricordare che 30 gr di fiocchi di mais contengono 30 volte più tiamina e riboflavina e 90 volte più niacina e 400 volte più di acido folico.

Franco Libero Manco