Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

mercoledì 31 agosto 2011

Salviamo le feste civili, simulacro di libertà e identità nazionale, soppresse dal governo berlusconi




NON CANCELLATE
IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE
IL GIORNO DEL LAVORO
IL GIORNO DELLA REPUBBLICA

Care cittadine e cari cittadini,

nel Decreto legge in materia economica, approvato di recente dal Consiglio dei Ministri, è prevista una norma con la quale si vorrebbe modificare la collocazione temporale di tre festività civili e laiche (fra l'altro, le uniche) per spostarla in un altro giorno (venerdì o lunedì) o per accorparla con la domenica.

In un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l'identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro.

Le ricorrenze civili vanno celebrate con attenzione e rispetto, perchè parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perchè i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale.

Il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro intelligenza e fatica consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare sono tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate.

Per altro, mentre irrisorio è¨ il beneficio economico che ne deriverebbe i costi civili sul versante della memoria e dell'identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori.

Infine, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l'Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione.

Bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dichiarare la propria contrarietà a questa previsione e di farla dichiarare al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti del Decreto legge n° 118, quella che riguarda le festività civili non è da meno.

Per questo vi chiediamo di firmare la Petizione direttamente presso le Camere del Lavoro della vostra città .


La segreteria nazionale della CGIL

.......................


Sono perfettamente d'accordo con il testo soprastante, inoltre aggiungo che se proprio serve annullare delle festività inutili meglio eliminare quelle religiose che non hanno alcun valore civile. Infatti chi vuole commemorare una ricorrenza religiosa può farlo tranquillamente senza bisogno di astenersi dal lavoro.

Paolo D'Arpini

Circolo Vegetariano VV.TT.

martedì 30 agosto 2011

9 e 10 settembre 2011, Castropignano (CB) - Raduno Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI….. Aderite al Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi

10 SETTEMBRE 2011 - SEPINO (CB)
Raduno dei comitati ed associazioni aderenti al Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi in preparazione della manifestazione nazionale indetta a Roma per il giorno 8 ottobre
N. B. Per quanti intendano arrivare in Molise il venerdì 9 settembre, è possibile prenotarsi entro il 28 agosto. Questo il programma:

...VENERDÌ 9 SETTEMBRE (N.B. FACOLTATIVO PER COLORO CHE PROVENGONO DA FUORI REGIONE)
-ore 19,00: ritrovo a Castropignano (CB) presso l’Hotel Palma Costa Gioiosa (vedi sito web: www.hotelpalmacostagioiosa.it/)
-ore 20,00: saluto dei rappresentanti della “Rete molisana contro l’eolico selvaggio ed il fotovoltaico piano” e cena
Costi: Contatta l'organizzazione

SABATO 10 SETTEMBRE
-ore 8,30 : colazione e trasferimento a Sepino
-ore 9,30: Raduno e Convegno a Sepino paese per la “Organizzazione della manifestazione nazionale dell’8 ottobre a Roma”. Luogo di confluenza: Sepino (CB), Piazza Nerazio Prisco
-ore 12,00: visita all’Area archeologica di Saepinum-Altilia
-ore 13,30: pranzo (facoltativo) a base di prodotti tipici locali presso un vicino agriturismo

Info: - http://comitatonazionalecontrofotovoltaicoeolico.wordpress.com/;
Comitato Nazionale del Paesaggio – Sez. Molise: Gianluigi Ciamarra 339.5660159;


COMITATO NAZIONALE CONTRO FOTOVOLTAICO ED EOLICO NELLE AREE VERDI

COMUNICATO

il COMITATO NAZIONALE CONTRO FOTOVOLTAICO ED EOLICO NELLE AREE VERDI, recentemente costituitosi sulla pagina di Facebook - ed al quale siete invitati ad aderire -intende promuovere una manifestazione a carattere nazionale per il prossimo mese di ottobre (probabilmente l’8 ottobre) a Roma (preceduta da una riunione organizzativa che, come si dirà di seguito, verrà tenuta a Sepino il giorno 10 settembre). Una manifestazione, quindi, contro l’eolico selvaggio e industriale e fotovoltaico piano, il cui proliferare sui nostri crinali e nelle nostre campagne rappresenta un grave attentato al paesaggio italiano e all’ambiente in generale.
Pur essendo il Comitato in questione - assieme agli altri comitati ed associazioni che, numerosi, condividono l’iniziativa - favorevole allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, ritiene tuttavia che l’utilizzo di tali fonti vada regolamentato nel rispetto della norme (art. 9 comma 2 della Costituzione e Convenzione Europea del Paesaggio) che tutelano il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

In previsione della manifestazione di Roma, si è pensato di riunire tutte le Associazioni, Gruppi e Comitati che sono iscritti come membri del COMITATO NAZIONALE CONTRO FOTOVOLTAICO ED EOLICO NELLE AREE VERDI per un incontro preliminare finalizzato ad una capillare organizzazione in vista di tale evento. Incontro da tenersi con i presidenti e/o rappresentanti dei singoli comitati ed associazioni di alcune regioni italiane, il 10 settembre p.v. a Sepino (Molise), il cui parco archeologico è al centro di una annosa vicenda giudiziaria riguardante la installazione di 16 pale eoliche dell’altezza di 140 mt. nelle vicinanze di tale area e ben visibili da essa.

Nell’invitarVi di iscrivervi, se ancora non lo avete fatto, al Gruppo presente su Facebook, Vi invitiamo, altresì, a partecipare, con uno o più vostri rappresentanti, a questo importante raduno del 10 settembre che getterà le basi per una ragionata e incisiva forma di protesta, idonea a far riflettere coloro che dovranno a breve assumere decisioni sullo sviluppo energetico nazionale, sulla necessità di preservare l’ambiente dal dilagante utilizzo di quelle fonti rinnovabili che violentano e cancellano un patrimonio di cui l’Italia va fiera: il paesaggio.

Certi che vorrete contribuire alla riuscita della iniziativa, ed in attesa, quindi, di conoscerci personalmente, si porgono cordiali saluti.

Gianluigi Ciamarra

Don Juan e la mente predata... - Riraccontato (dopo Carlos Castaneda) da Carlo Carli



Don Juan: «Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene…
Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.»

Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?»

Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.»

…...

Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione…
(Carlo Carli)

lunedì 29 agosto 2011

No alla distruzione del cibo per ragioni economiche




Si continua a distruggere la frutta:

Scrisse Bernardino del Boca nella sua rivista Età dell’acquario n. 1 del 1971: “Distruggono la frutta mentre i prezzi salgono alle stelle. Parlare di scandalo è legittimo. Noi spendiamo miliardi per distruggere la frutta e consentire che il suo prezzo al dettaglio rimanga altissimo. Un vero suicidio economico. Frattanto il Tribunale di Lodi in questi giorni ha processato per direttissima un muratore disoccupato colpevole di aver rubato otto pesche e lo ha condannato a due mesi e ventun giorni di reclusione e a 1500 lire di multa. Il Pubblico Ministero, famoso per i suoi sequestri di film, libri, manifesti,aveva chiesto nove mesi, più di un mese per pesca.”

Paola Botta Beltramo

domenica 28 agosto 2011

Le proposte di Viverealtrimenti per il manifesto proposto dal CONACREIS

Ho il piacere di condividere con i lettori di questo blog alcune riflessioni che ho postato sul forum del CONACREIS per contribuire alla realizzazione di un manifesto di spiritualità laica, libera e consapevole.
Il contributo:


Dopo aver letto i precedenti contributi, sono ben felice di darne uno mio per un manifesto di spiritualità laica, libera e consapevole, persuaso che ogni genere di movimento ed istanza trasformatrice necessiti di coordinate teoriche se non "precise" almeno "sufficientemente delineate".
Veniamo dunque ad analizzare alcune parole chiave:


Globalizzazione

La globalizzazione rappresenta il nostro presente ed il nostro futuro e credo debba dunque divenire l'imprescindibile cornice di riferimento entro cui sviluppare ipotesi e prassi di trasformazione sociale. Ovvio che esista una globalizzazione "buona" ed una deteriore e che si debba lavorare ad implementare l'una arginando gli effetti negativi dell'altra ma, per dirla con uno slogan, "le contraddizioni e le problematiche della globalizzazione debbono essere risolte nella globalizzazione stessa!".


Intercultura


Una delle sfide più belle della globalizzazione è il dialogo interculturale. Un dialogo che non sia, necessariamente, un "minuetto" e non tema di rappresentare un momento di "incontro/scontro". Le differenze, difatti, ci sono e sono profonde e sono uno dei motivi per cui vale la pena accettare la sfida.
Un serio [senza mai perdere "la tenerezza" ed il senso dell'umorismo] e profondo dialogo interculturale può essere una grande occasione di crescita collettiva. La città ecologica di Auroville, nel sud dell'India, una delle realtà più importanti del GEN (Global Ecovillage Network), lo testimonia bene.
Credo dunque un elemento essenziale di un prossimo futuro possa essere il viaggio e, entrando più nello specifico, la promozione di scambi tra diverse comunità intenzionali ed ecovillaggi nel mondo, per favorire un dialogo al contempo interculturale ed intercomunitario.


Società plurale


La società plurale, punto d'arrivo del miglior pensiero liberale, non può che essere, a sua volta, conseguenza della globalizzazione. La reazione è spesso quella di ripiegarsi su se stessi, sulla propria specificità e l'aumento di consensi alla destra radicale in Europa o, addirittura, i recenti fatti tragici della Norvegia, sono esemplificativi in questo senso.
Una "chiusura difensiva etnica" credo possa essere considerata una sorta di "malattia infantile" del Villaggio Globale.
Credo, allo stesso tempo, sia giusto lavorare ad una sempre più equilibrata società plurale [molto può aiutare una conoscenza più approfondita dell'altro, of course], plurale anche negli stili di vita oltre che multietnica e per questo credo che un fenomeno, intrinsecamente eterodosso, come le comunità intenzionali e gli ecovillaggi, debba essere esplicitamente incoraggiato ed implementato.


Una sobria prosperita'


Credo sia il movimento delle comunità intenzionali e degli ecovillaggi, sia una moderna spiritualità laica, libera e consapevole debbano essere improntati ad una cultura del benessere, di una "sobria prosperità". Credo dunque sia bene implementare "business dal volto umano" (realtà come la cooperativa Inner Life di Ananda sono un buon esempio in questo senso).
Credo anche che le comunità intenzionali e gli ecovillaggi debbano offrire concrete ed appetibili opportunità lavorative a coloro che sognano di lasciare la città ed un lavoro alienante. In parte questo è già una realtà e credo si debba continuare a camminare, in maniera decisa, in questa direzione.


Tradizione

Vivendo in Oriente da diversi anni, ho imparato ad apprezzare il concetto di tradizione, di cui l'Occidente e', invece, maggiormente "orfano".
La tradizione (da tradere: consegnare, trasmettere dei "contenuti") ha il grande vantaggio di una solidità millenaria pur con tutte le sue crepe e contraddizioni. Credo la tradizione debba essere un elemento con cui imparare a confrontarsi, senza necessariamente abbracciarla in maniera acritica. Credo piuttosto sia utile come bussola, nel momento in cui indica una direzione avendo chiara la quale si può anche decidere di procedere in direzioni diverse.
Credo dunque una ricerca spirituale moderna possa trarre giovamento da un approfondimento di diverse tradizioni religiose e, non meno importanti, filosofiche: dall'induismo, al cristianesimo, dal buddismo all'Islam passando per quelle che possono sembrare espressioni di "un'antitradizione" - l'illuminismo e la secolarizzazione - che tuttavia possono essere considerate, oggi, alla stregua di più giovani espressioni tradizionali.
Trovo che la New age abbia avuto un ruolo positivo nella "sprovincializzazione del sacro", nell'additare tante, diverse espressioni dello stesso, pur presentandole in maniera superficiale. Finita la vulgata New age credo sia giunto il momento dell'approfondimento, dello studio dei profondi patrimoni culturali i cui innumerevoli epigoni, consapevoli o meno, si stanno oggi iniziando a confrontare, in maniera "più ravvicinata" nell'agorà della globalizzazione.
Non è ovviamente necessario approfondire tutte le espressioni della tradizione [per quanto una conoscenza generale, "a maglie larghe",sia auspicabile), non ce ne sarebbe il tempo materiale. Ciascuno può approfondire quella o quelle che sente piu' vicino, facendone un proprio parametro di riferimento.
Per dirla ancora con uno slogan: "oggi, un'attitudine spirituale [termine a cui preferisco quello di crescita integrale] non deve essere necessariamente reinventata quanto, semplicemente, riscoperta!".

Epilogo

Quanto presentato in questo documento è, ovviamente, appena una bozza, materiale grezzo da utilizzare in un crescente "sforzo teorico" collettivo per tentare qualche passo evolutivo come singoli, comunità e, un po' iperbolicamente, umanità.
Tutto il meglio

Manuel Olivares

www.viverealtrimenti.com
www.viverealtrimenti.blogspot.com

sabato 27 agosto 2011

Messaggio di Franco Farina: "Arte per un nuovo mondo..."

"La danza degli spiriti" - Dipinto di Franco Farina

Questo è un mio scritto che applicato nella vita di tutti i giorni dalla maggior parte della gente può cambiare qualcosa nella nostra cultura.

“ARTE PER UN MONDO NUOVO” LETTERA N°2

“L’ARTE ha a che fare col comunicare, comunicare qualcosa,
può essere un idea o un emozione o un concetto o uno stato di cose.
Qualcosa di estetico.

Estetico è qualcosa che concerne il bello, la parola deriva dal greco e ha a che fare con la “sensazione” col “sentire”.

Se uno fa un quadro od una canzone che vogliono dire nulla, che non comunicano, siamo fuori dal campo dell’arte.

Quando pensiamo ad opere che sono conservate ed hanno valori inestimabili pensiamo ad opere che sono nei musei di estrema bellezza che comunicano, emanano una sensazione un onda estetica che placa gli animi ed eleva l’essere umano rendendolo più simile a Dio piuttosto che ad un animale.

E’ responsabilità degli artisti creare opere estetiche e portare questa società ad una condizione migliore.

Ciò che l’artista dice nella sua canzone o nel suo dipinto e immagini si riflette su tutti quelli che le guardano o percepiscono.

E’ anche responsabilità dell’artista avere un mondo di persone capaci e non una schiera di zombi dediti a droghe e psicofarmaci.

L’ artista può elevare il tono o deprimere le persone con le sue opere.
Per esempio vedi un film o un quadro o senti una canzone che esorta a far uso di droghe come soluzione ai problemi; ed ecco che abbiamo un sacco di persone che si allineano a quell’idea e provano a farne uso. Il protagonista del film che era un eroe si ubriacava quasi tutte le sere e “lui era un vero uomo”; ed ecco che un po’ di gente si sbronza e qualcuno si schianta in auto.

Certe opere possono degradare i valori sociali, la famiglia e il lavoro. Ce ne sono vari esempi.

Quindi non rendiamoci complici tramite l’uso dell’estetica di un degrado sociale.
Anzi usiamo l’estetica per comunicare cose belle che alzano il tono delle persone piuttosto che deprimerle.

Cose fatte passare per Arte tipo legare un cane e farlo morire a poco a poco di fame sarebbe arte?
Una persona o società che avesse buon senso bandirebbe queste pratiche barbare insensate denominate arte moderna che poi arte non è.

Quindi il mio motto “arte per un mondo nuovo” vuole esortare ad usare l’arte per un nuovo mondo bello ed estetico, e non corrotto e decadente.

E’ responsabilità di ogni artista e qualsiasi membro del pubblico comunicare ed appoggiare quell’arte che comunica con estetica ed il resto che non è altro che caos e confusione lasciarlo perdere; non merita la nostra attenzione o interesse. Semplicemente non dandovi attenzione e non sostenendolo neanche con azioni contrarie o critiche sparirà perché non verrà ulteriormente creato.
Il quadro con due righe nere o il film che esorta ad usare droghe se nessuno lo va a vedere o dicesse una parola in merito scomparirebbe perchè nessuno versa attenzione in quella direzione.

Diamo attenzione e valore a ciò che merita di essere creato e ricreato nel tempo e che le generazioni future potranno osservare come capolavori di questo tempo.

Penso che l’arte e l’estetica possa placare animi turbolenti, possa contribuire nel portare gente e popoli a cooperare nella creazione di una nuova civiltà, ed a prosperare in un ambiente armonioso in cui regna la ragione e non la pazzia.”

Franco Farina
Www.francofarina.it
Www.francofarina.net

PS: Se desideri fammi sapere la tua opinione: artefarina@tiscali.it

venerdì 26 agosto 2011

Il senso del viaggio... di Stefano Andreoli e Itaca di Costantino Kavafis



Solitamente si pensa al viaggio come ad una delle tante possibilità estive per rilassarsi dopo un anno passato ad alienarsi in un grigio ufficio, per raggiungere un vero divertimento rifacendosi dalla noia accumulata faticosamente, o ancora per andarsi a cacciare chissà quali bellezze nel mondo con la speranza che possano alleviare qualche nostro male. Tutto ciò ha a che fare con qualcosa d’esterno, una meta o un luogo su cui proiettiamo sogni e desideri, dimenticando però che il viaggio è prima di tutto una lunga e ripida discesa verso quella che è la parte più profonda di noi stessi.

Il viaggio è una domanda continua che irrompe un un’esistenza intorpidita e distratta e che obbliga a ripiegarci su noi stessi come del metallo fuso a cui si tenta con fatica di dare forma. Si direbbe quindi, come suggeriva Dostoevskij, che più della meta ha valore il percorso intrapreso per essa: viaggiare significa spezzare violentemente con tutti i costosi compromessi imposti dal nostro sistema sociale, abbandonare comodità, abitudini e sicurezze, ritrovare una semplicità nel fare e nel vivere dimenticata, misurare continuamente se stessi scontrandosi di frequente con i propri fallimenti e limiti, allargare gli orizzonti della propria mente attraverso persone e culture di una diversità difficilmente immaginabile, perdere totalmente le vecchie concezioni di tempo e spazio per ricrearne di nuove dentro di noi a cui solo ad esse forniremo totale obbedienza, ritornare ad amare pienamente la vita dopo averla per lungo tempo solo subita.

In un solo mese all’anno si dovrebbe avere la “libertà” di poter svolgere quello che in realtà è il più grande compito a cui l’uomo è chiamato, la ricerca e la realizzazione di se stesso, e i pochi che utilizzano il tempo a disposizione in tal modo, quando non sono invidiati, vengono accusati di fuggire dall’inevitabile e dogmatica “realtà” quotidiana. Ma a questo punto vien lecito pensare che non siano invece proprio questi prosaici benpensanti a fuggire da loro stessi tradendo i propri desideri e celando vigliaccheria e ottusità dietro a un fatale atteggiamento di rassegnazione e cieco conformismo.

Sicuramente il viaggio non costituisce una tappa obbligata per ognuno, ma io so solo che se quest’estate fossi restato nel mio solito rifugio in cui prima o poi si trova come compagna la noia, non avrei respirato la libertà di praterie infinite dove la terra sembra unirsi al cielo, ascoltato attentamente la profonda saggezza che esiste solo nel deserto, goduto di un’amicizia in cui si condivide tutto come fraterni compagni d’arme, veduto donne talmente belle da far invidia al grano dorato e al chiarore dei laghi quando il sole è ancora pallido, perduto ogni mia catena trasportando il necessario su una bici sgangherata ma fedele che mi ha rimbalzato in ogni angolo di un intero paese, sopportando freddo, vento e pioggia con accettazione serafica e alla fine del giorno trovando sempre riparo nell’oscurità amena del bosco. E badate che viaggiare non significa solo piacere, bellezza e idilliaco, anzi, frequenti saranno le difficoltà quotidiane, i bisogni e i pericoli, la sofferenza fisica da fame e da stanchezza, lo sconforto provato nella solitudine e nei fallimenti, la puzza dei propri vestiti logori, le zecche e i raffreddori perenni da freddo, e tutto ciò che viene riservato a chi decide di ricevere violentemente l’autentico nettare della vita come uno schiaffo.

Ma alla fine si scopre qualcosa in tutto questo, qualcosa d’atavico e di immensamente intenso e stimolante che ci sfida e ci fa raggiungere il midollo della realtà mostrandocene un valore amplificato quasi sacro… che non lascia più spazio all’effimero, al noioso e al falso che mi aspetteranno al ritorno in quell’ambiente che si è soliti chiamar “casa”.

Stefano Andreoli

.........


Itaca


Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni ed i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero vola alto

e un sentimento fermo

guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni no certo,

né nell’irato Nettuno incapperai,

se non li porti dentro.

Se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti.

Quando nei porti, finalmente

e con che gioia, toccherai terra

tu per la prima volta.

Negli empori fenici indugia e acquista

madreperle, coralli, ebano ed ambre.

Tutta merce fine, ed anche profumi inebrianti,

d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi.

Va in molte città egizie,

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca.

Raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e

che da vecchio metta piede sull’isola,

tu, ricco dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei non ti saresti messo in viaggio.

Che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio,

con tutta la tua esperienza addosso,

già tu avrai capito

ciò che Itaca vuole significare!



Costantino Kavafis

Liliana Cori.. e la diossina nel sangue! - A ottobre esce il libro “Se fossi una pecora, verrei abbattuta?”


Immagine di Devivopaint

Liliana Cori ed è una ricercatrice del CNR. Il titolo del suo nuovo libro è "Se fossi una pecora, verrei abbattuta?".

Il libro tocca una questione spinosissima quanto attuale. Infatti se analizziamo le carni dei bambini scopriremmo che presenterebbero concentrazioni di diossina superiori a quelle consentite dalla legge per il consumo delle carni.

Come mai?
Sarà per questo che i comunisti non mangiano più i bambini?

Battute a parte, il problema è molto serio perché la diossina passa dalla madre al figlio attraverso la placenta e l'allattamento. La donna "scarica" la propria diossina sul figlio e si "pulisce" (l'uomo non può fare altrettanto).

Il libro di Liliana Cori ci spiega che per capire quanto l’aria è inquinata si possono usare i licheni, si possono osservare o analizzare le api, si possono monitorare altri piccoli insetti e lo stesso si fa con noi umani.

Nel nostro sangue, capelli, unghie, latte si depositano le sostanze che ci circondano, anche gli inquinanti, e noi possiamo funzionare come un vero e proprio ‘termometro’ per misurare la qualità dell’ambiente. Si tratta di sostanze chimiche che possono essere dannose per la salute e bisogna capire come entrano nel corpo e dove vanno, per potersi difendere dai loro effetti.

All’inizio del 2008 cinque cittadini della Campania decisero di farsi analisi del sangue per capire i propri livelli di diossina, e le notizie diffuse erano di paura, allarme: “Se fossi una pecora verrei abbattuto”.

Ma di cosa si tratta? Cosa ci dice il biomonitoraggio umano? Cosa si può analizzare, come e perché? Da dove abbiamo iniziato? Cosa ne sappiamo nel mondo? E in Italia?

Il libro si rivolge a operatori di sanità, amministratori pubblici che hanno a che fare con aree a rischio, agenzie regionali per l’ambiente, medici, cittadini, associazioni.

L'uscita è prevista per ottobre 2011 per le edizioni Scienza Express.


Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it

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13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
(TA)

AUTOCONVOCHIAMO GLI “STATI GENERALI DEI BENI COMUNI” E PROPONIAMO IL “MANIFESTO” AD UNA AMPIA “ALLEANZA” FRA LE FORZE SOCIALI


Pensare globalmente.. agire localmente!

Siamo fermi. Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci un’autocritica se il governo, con la complicità delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dell’esito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente l’acqua), e svendendo il nostro patrimonio collettivo –i beni pubblici sociali (Mattei)- che la sovrana volontà popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nell’interesse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilità bipartisan di inaudita gravità politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero però interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dell’esito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma.

Già all’indomani del voto c’è stato chi, fra noi, ha posto l’esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Sulla base di un “MANIFESTO DEI BENI COMUNI” (Lucarelli). Petrella ne ha perfino coniato la denominazione: “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI” . Però l’organizzazione è sempre stata il tallone d’Achille dei movimenti. Non è che ne siamo incapaci. Anzi. A novembre, ad esempio, abbiamo organizzato, improvvisando via internet, una vivacissima giornata contro il nucleare in un centinaio di località italiane, auto convocazione che ha posto le basi per la mobilitazione referendaria. Oppure pensiamo alla trionfale organizzazione del popolo dell’acqua: strutturata a livello nazionale e articolata localmente. E all’eroica resistenza dei No Tav, e non solo in Valsusa, e ai No Dal Molin e ai tantissimi altri esempi consolidati negli anni.

Esiste infatti un immenso ma disperso patrimonio di “democrazia partecipata” composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando con i poteri economico e politico, un patrimonio di movimenti ambientalisti, civici, non violenti, pacifisti, che però non hanno spiccato il salto di qualità. Sono sì innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, sanità ecc.) tutte, di fatto, convergenti su un comune alternativo modello di sviluppo e di politica che, di fatto, è un vero e proprio programma nazionale, però sono da sempre senza una esplicita piattaforma comune, senza la spina dorsale di un coordinamento, senza mezzi di comunicazione unitari, con interne difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Si è finalmente espressa con i referendum. Poi si è di nuovo fermata.

Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe in grado credibilmente di opporre alla “manovra” di macelleria sociale (M. Bersani) una contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni più basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. (Sbilanciamoci).

Dunque è dimostrato che a livelli settoriale e locale esiste, enorme, una potenzialità auto organizzativa pari a quella propositiva , però che ci sono dentro i movimenti prudenze esagerate, paure, anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazione stabile a livello nazionale, addirittura resistenze miopi impastate di autosufficienza e separatezza, oltre alle ostilità ideologiche. Si è perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri.

L’affermazione a giugno dei referendum ha illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito è in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. “Usciamo subito da Roma,” fu proposto “ facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia”. A qualche mese di distanza, lo spirito di quell’appello rimane valido. Restano valide le affermazioni fatte: “Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica… la fine di un ciclo politico e culturale… è nato un nuovo laboratorio politico… il conflitto, la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività politiche fuori e oltre il sistema dei partiti”. Resta dunque valida l’opportunità allora avvertita di impegnarci per un” MANIFESTO DEI BENI COMUNI”. Resta valido l’obbiettivo che gli “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI”, o come altrimenti si vuole chiamarli, “siano il primo e rapido atto costituente del popolo dei beni comuni”. Ebbene, convochiamo questi Stati generali, autoconvochiamoci! Di lì, in piena autonomia, tenteremo di costruire una “ALLEANZA PER I BENI COMUNI” (Giustini) cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. (Viale) .

Autoconvochiamoci. Chi è d’accordo alzi la mano (via internet). Ci siamo già riusciti, ripeteremo il miracolo.

Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca l’organizzazione. Con l’organizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori l’insopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, sì.

Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti i “beni comuni”. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la “manovra”) della stessa provocata crisi economica e sociale per accrescere precarietà, povertà e profitti. Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificità. Ma organizziamoci.

Lino Balza Medicina democratica Movimento di lotta per la salute



Messaggio di pace e salute da
Lino Balza Via Dante 86 15100 Alessandria
Tel. 3470182679 - 013143650 linobalzamedicinadem@libero.it

giovedì 25 agosto 2011

Salviamo la Maremma, la Tuscia ed il litorale Tirrenico dallo scempio dell'autostrada Livorno Civitavecchia




Le strade nella civiltà degli Etruschi avevano lo scopo di collegare in un reticolo, seguendo le vie naturali di comunicazione, il territorio circostante. Poi i Romani affermarono l’importanza delle strade come trait d’union fra luoghi distanti, seguendo tracciati veloci e diretti, trascurando cioè il territorio circostante. Ancora oggi nella Tuscia si combatte tra l'uno o l’altro metodo di contatto. Ogni qualvolta che si vuole costruire una superstrada od autostrada immediatamente sorge una protesta locale, nella consapevolezza che in tal modo il territorio viene “tagliato” con una ferita dolorosa per l’organismo della comunità, la biografia comunitaria peggiora e si drammatizza la qualità della vita ed il senso della collettività. Ricordo la battaglia più che decennale contro la Super-Cassia....

Un altro esempio viene dal progettato completamento dell’autostrada litoranea tirrenica da Livorno a Civitavecchia. Una fettuccia che creerebbe un distacco fra la costa e l’entroterra ma -secondo gli speculatori di centro, destra e sinistra- aiuterebbe i commerci ed il turismo. Certo si tratterebbe di un turismo veloce ed i commerci sarebbero limitati alle grandi distribuzioni ma in questi momenti di crisi ci si arrabatta con tutto, pur di agitare le acque della ripresa economica. Insomma si vuole ravvivare il morto…. Ed in effetti nel momento storico in cui viviamo sembra necessario “mantenere in vita” il corpo del consumismo inquinante già in catalessi, altrimenti il sistema crolla e buonanotte al secchio! Questa società viene gestita dai poteri del mantenimento dello status quo o dell’imbellettamento del marcio (come nel medioevo si usava profumare il corpo senza mai lavarlo).

Paolo D'Arpini

Referente Rete Bioregionale Italiana
Portavoce European Consumers Tuscia



Commento aggiunto di Marzia Marzoli, della Rete dei Cittadini:

Caro Paolo, proprio ora ho finito di scrivere le osservazioni al tracciato A12 tratto 6A, quello per Tarquinia, che dovranno essere presentate entro il 25 agosto mattina...che dire.. barbarie e lucro a tutti i costi??..In un silenzio assordante si vogliono dar via a 0 cent una strada statale, un bene comune per regalarlo alla sat... ma SVEGLIAMOCI!

mercoledì 24 agosto 2011

Il governo taglia gli enti locali. E gli svizzeri chiedono di annettere Sondrio

Una regione alpina autonoma tra Sondrio e i Grigioni. Questa la sintesi del dibattito transfrontaliero che si è scatenato dopo il varo della manovra fiscale, lo scorso 13 agosto. Allora il presidente della provincia di Sondrio, il leghista Massimo Sertori, aveva risposto con una provocazione alla prospettiva della cancellazione del suo ente, ventilando l’ipotesi di promuovere un referendum per chiedere ai valtellinesi di decidere se essere annessi al Canton Grigioni, in Svizzera.

La patria del ministro Tremonti è poi stata salvata per il rotto della cuffia dalla mannaia della manovra fiscale: Sondrio conta infatti molti meno dei 300mila abitanti richiesti per tenere in vita l’ente, ma soddisfa il criterio dell’estensione territoriale superando i 3 mila chilometri quadrati di superficie. Poco importa ai fini della provocazione politica se il pericolo cancellazione sia stato archiviato nel tempo di un caffè. Per far scattare la scintilla nella testa dell’amministratore leghista è stato sufficiente mettere in discussione l’esistenza della provincia montana, anche se solo per qualche ora. Fin qui la boutade.

Ma nei giorni successivi la proposta di Sertori è stata presa seriamente in considerazione oltreconfine, dove l’idea di creare un’unica grande regione che unisca Valtellina, Valchiavenna, Valposchiavo e val Bregaglia, non è stata accolta con l’indifferenza che ci si aspettava. Anzi, nelle scorse ore la provocazione di Sertori è stata avallata anche dal suo omologo della Valposchiavo, Cassiano Luminati. Il politico grigionese ha infatti dichiarato ai media locali di seguire “con molta attenzione il dibattito in Italia sul futuro degli enti locali, molto simile a quello in corso in Svizzera dove si sta ragionando se unire la Valposchiavo con la Val Bregaglia e l’Alta Engadina”. E poi è sceso nel dettaglio: “Il dibattito in corso in Italia – ha detto Luminati alla Provincia di Sondrio – non riguarda soltanto il vostro Paese. Anche in Svizzera il tema degli accorpamenti fra Comuni e Regioni è di stretta attualità, anche se da noi sarebbe impossibile un’imposizione dall’alto da parte del Cantone. Se la Provincia di Sondrio dovesse sparire anche per noi ci sarebbero cambiamenti notevoli, a cominciare dai rapporti fra le istituzioni. Se di punto in bianco la Provincia venisse cancellata per noi vorrebbe dire ricominciare da zero, perché cambierebbero gli interlocutori e soprattutto si sposterebbe il baricentro, che non sarebbe più Sondrio ma Lecco, Como o Brescia”.

Sull’effettiva fattibilità della proposta di Sertori, il politico svizzero è stato molto cauto, ma ha anche aperto ad una potenziale terza via, forse più ambiziosa di quella partorita sul versante italiano. La soluzione passerebbe dalla creazione di una regione autonoma. “Visto che non si parla più di un’Europa di Stati ma delle Regioni – si chiede Luminati – perché non creare un’entità autonoma con la Valposchiavo, la Val Bregaglia, la Valtellina e la Valchiavenna? È chiaro che bisognerebbe valutare in che termini farlo, ma il dibattito è attuale e coinvolge tutti gli Stati in maniera trasversale. Inoltre parliamo di Valli che appartengono a Stati diversi ma hanno in comune gli interessi, la storia e l’economia. È una provocazione che però si inserisce appieno nell’agenda politica attuale degli Stati e dell’Europa”.

Puntualmente sul confine con la Confederazione Elvetica parte la proposta di staccare un pezzo d’Italia e annetterla al ricco staterello alpino di cui in molti subiscono il fascino, soprattutto tra i politici del Carroccio. Quest’anno è toccato a Massimo Sertori lanciare l’idea. Ma non è sempre la politica nostrana a fare il primo passo. A giugno dello scorso anno era stato il consigliere nazionale dell’Udc svizzera, Dominique Baetting, ad avanzare l’ipotesi di aprire le porte della Confederazione alle provincie di Varese, Como, Aosta, Bolzano e altri territori confinanti come l’Alsazia e il Baden Wuttenberg. La proposta era stata presentata ufficialmente e, altrettanto ufficialmente, era stata bocciata dal governo svizzero. Allora, come anche in precedenti occasioni, gli amministratori localli leghisti si erano detti certi che un eventuale referendum in questo senso avrebbe avuto un esito plebiscitario a favore della dipartita dall’Italia.

Notizia segnalata da Claudio Martinotti Doria
Referente per l'Economia sostenibile della Rete Bioregionale Italiana

(Fonte: Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it)

martedì 23 agosto 2011

Teodoro Margarita e l'orto marino del capitano.. a Procida



L'orto marino del capitano.

Trabocca di cocozze napoletane, di piennuli sorrentini, melenzane, cetrioli, sedano gigante, prezzemolo ed ogni aromatica possibile, profuma di mare e di sole, custodito da un baldanzoso e fiero cane di nome Leone, lì, sui tetti antichi nel cuore di Procida, in Largo Castello al 12, dentro Terra Murata, progettato, custodito, rinnovato dal signor Vittorio.

E cos'ha di particolare, di pittoresco, di grande quest'orto da meritare da esser decantato da un apprendista della penna come me?

Nulla, solo che questo è un orto pensile, uno dei pochi sopravvissuti alle ristrutturazioni, un grande ed esteso orto pensile, un vero orto di necessità quindi autentico orto di pace, che si sviluppa al termine di tetti e di soffitte, di terrazze e di volte a botte alla saracena srotolandosi, letteralmente sulla piccola casba procidana.

Il signor Vittorio è il degnoerede di una grande tradizione marinara, se si parla con lui, dopo esser passati dall'esame del cane Leone che ti abbaia forte contro fino a stordirti, se si ci si fa amici della belva, egli ti apre il cuore e ti consegna, poco alla volta, le sue storie, la sua storia.

Vittorio con i suoi capelli bianchi adora raccontare, ma come uno scrigno prezioso, si apre poco alla volta e vengono fuori le sue parole, parole odoranti di mare, di viaggi, di incontri, di felici traversate e di tragedie.

Per intanto egli è il nipote di Ramunno, grande lupo di mare dei tempi in cui si girava il mondo a vela, i Procidani sono una stirpe di marinai e Procidano era il capitano del Rex, per esempio. Ramunno, questo suo avo, ufficiale e marinaio istruito ebbe svariate peripezie tra soggiorni a Londra, diversi perilpi del globo, naufragi ed anche portò a compimento il salvataggio di membri della famiglia reale britannica, cosa, questa, che gli arrecò in dono due candelabri in argento direttamente dalla Regina Vittoria, questi si possono vedere, custoditi presso una chiesa lì vicino, donati da Ramunno.

E l'orto? Dove sta mai l'epica del grande orto che senza esser stato progettato da insigni paesaggisti o da valenti e noti architetti, vorrebbe - io vorrei per lui- diventar tanto famoso? L'orto sui tetti del signor Vittorio digradante di tetto in tetto, in vasche e vasoni, in vecchi mastelli, in botti e recipienti di ogni provenienza e materiale, è un orto come ce n'erano tanti nelle campagne del sud, orti fatti per mangiare e per odorare, orti fatti per cogliere un crisantemo da portare al cimitero, un garofano per l'innamorata, orti tutti diversi, tutti, senza
eccezione alcuna, belli e necessari.

Questo è speciale perchè c'è una canzone napoletano antica, pluricentenaria, credo venga direttamente dal medioevo, "Michelemmà" si chiama, parla di una scarola che è nata in mezzo al mare, pure li Turchi ci vanno a riposare, e questa scarola in mezzo al mare altri non è che un veliero che la lontananza, la fantasia dipinge come una bella e fiorita brassica, una scarola con tutte le foglie spiegate.

I Procidani sono stati grandi marinai ed orticoltori, quest'isola era il verziere di Napoli e la mattina solcavano il golfo con le loro "scarolelle" ed andavano a vendere, fino agli anni '50, nella città partenopea, ogni genere di frutta e verdura e, peculiarità isolana, conigli vivi che allevavano in fossa.

Amici miei posseggono un notevole appezzamento sull'isola, un bellissimo agrumeto, al mattino, nonostante di giorno si abbiano avuti anche 30°, se cammini a piedi nudi, ti bagni, una rugiada costante, frutto della escursione marina, imbeve la vegetazione, e si vede, nei cortili prosperano gelsomini e passiflore, bouganville, qualunque essenza erompe per ogni dove.

E' a Ramunno, al signor Vittorio che su di lui mi ha edotto, mostrandomi, tra l'altro, preziosi e antichi manoscritti, che voglio dedicare questo scritto sugli orti procidani, e immagino un veliero che navighi, alla maniera della nave dei pirati trasformati in delfini da Dioniso fanciullo, con l'albero della nave che sia un albero vero e dalle sartie, come l'orto sul tetto, la piccola ziqqurat procidana, pendano grappoli d'uva e pomodori, zucche lunghe e fagiolini teneri e si attorciglino all'ancora, cetrioli rampicanti.

Un veliero di pace, che sfidi le tempeste della guerra e della fame, nel suo cielo non più solo gabbiani e stridenti procellarie ma paciosi e sussiegosi colombi.

Arrivederci, isola di Arturo, tre trilli di fischietto, capitano!

Teodoro Margarita - Asso, 23 agosto 2011, 32 gradi, in casa.
(Rete Bioregionale Italiana)

P.S.
Lo so, c'entra poco con le tematiche orticole ma dovevo farlo, lo dovevo al cagnolone Leone, al signor Vittorio, al capitano Ramunno, alle cocozzelle pendule, a quest'isola che mi ha ospitato caramente per il terzo anno consecutivo. Dovevo e non potevo dipingere che con questi colori, che, il sole, di suo, a Procida, ci mette l'anima.

lunedì 22 agosto 2011

Ecovillaggio Campanara - 9, 10, 11 settembre 2011 - Incontro promosso dalle Rete Italiana Villaggi Ecologici

Momenti di convivialità dopo il lavoro nei campi


9-10-11 settembre 2011 Incontro promosso dalle Rete Italiana Villaggi Ecologici...
Campo di formazione e confronto tra ecovillaggi e progetti nascenti, presso l'ecovillaggio Campanara.

Guideranno l'incontro gli ecovillaggisti di diverse comunità italiane, che metteranno a disposizione le proprie competenze per aiutare i futuri ecovillaggisti a sciogliere le aggrovigliate questioni del vivere in comunità.

Per motivi organizzativi bisogna prenotarsi per l'evento entro il 4 settembre contattando Giulia 334.3631537, Silvia 3357104642 o via mail a juliehelene@libero.it

È necessario portare la propria tenda, il sacco a pelo, le stoviglie (piatto, posate e bicchiere) e la torcia.

L’accoglienza partirà dalla mattina dell’9 settembre (ma per chi volesse può arrivare anche l’8 sera comunicando questo al momento della prenotazione).

Programma di massima:

Venerdì 9 settembre: mattinata dedicata all’accoglienza e sistemazione dei nuovi arrivati15: cerchio di presentazione, definizione dei problemi e dei bisogni dei nuovi progetti. Confronto tra ecovillaggi e progetti nascenti. 17: workshop “vivere nell'ecovillaggio in pratica”; 19-20 cena 21:00 presentazione progetto Campanara. A seguire video proiezione il pianeta verde

Sabato 10: 7-8 attività psico-fisica (yoga, tai chi, meditazione, ecc.)8-9 colazione9:30 workshop proposti dagli ecovillaggi. 13-14 pranzo 15-16 sportello degli ecovillaggi e progetti, mostra, mercatino 16 Workshop, discussione sulla risoluzione dei problemi giuridico normativi. 19-20 cena 21 jam session

Domenica 11: 7-8 attività psico-fisica (yoga, tai chi, meditazione, ecc.) 8-9 colazione9:30 cerchio delle emozioni e delle idee, workshop su pratica di comunicazione non violenta e sulla risoluzione dei conflitti 13-14 pranzo 15 feedback e saluti

Info sui contributi ed altro: juliehelene@libero.it

Martin Lutero e la predestinazione, il vaticano e l'evasione fiscale, Ratzinger ed il papa nero...



Martin Lutero e la predestinazione, il vaticano e l'evasione fiscale, Ratzinger ed il papa nero, visita in Spagna del prelato, ...

1) Caro paolo D'Arpini, ho letto recentemente sul Giornaletto di Saul alcuni interventi su destino e libero arbitrio (http://retedellereti.blogspot.com/2011/08/discorso-su-libero-arbitrio-e-destino.html)
Visto che il discorso non si è ancora esaurito, vorrei esprimere anch'io la mia opinione. Già a suo tempo un certo Lutero, in opposizione al cattolicesimo a causa dei santi, delle indulgenze e altro, disse che l'uomo è predestinato da Dio, suo creatore, ad una vita che lo porterà in Paradiso o meno. Fondò la religione Protestante e, per quel che ne so, la predestinazione è uno dei dogmi di tale religione. In seguito a tale concetto, non si fece scrupoli a sterminare migliaia di contadini, da lui ritenuti, per la loro allora misera condizione nella scala gerarchica umana, dei predestinati al male, a favore dei potenti e ricchi nobili del suo tempo, ritenuti predestinati al bene (sic !) e quindi al Paradiso. Bahhh ! In ambedue le religioni Cattolica e Protestante Dio è ritenuto un Dio d'Amore. Mi domando: un genitore di più figli, avrebbe uguale amore per tutti se decidesse, alla loro nascita, che il primo e il secondo, per es., andranno in Paradiso, il terzo all'inferno e il quarto al purgatorio per migliaia e migliaia di anni e poi, chissà, magari andrà in Paradiso ? Anzi, peggio, vorrebbe dire che Dio crea gli uomini già sapendo che il terzo, il ventesimo ecc. una volta morti andranno all'inferno. Ma allora è proprio un grande "ingiusto" (per non usare una parola volgare). Io credo nel libero arbitrio e aggiungo un paragone. Si è parlato di un viaggio da Roma a Milano. Bene, usiamo il navigatore. Il navigatore è la nostra coscienza, il software che lo fa funzionare è il nostro programma di vita, il satellite da cui lui riceve gli impulsi è Dio e noi siamo dentro l'auto. Ad ogni incrocio, rotonda, svincolo, il navigatore ci dà l'indicazione più consona al nostro programma di viaggio stabilito all'inizio (di vita, se lo riferiamo all'uomo). Noi possiamo dargli ascolto e fare la strada secondo le impostazioni iniziali che gli abbiamo dato oppure, ogni tanto, fare di testa nostra; al che il navigatore ci dirà "tornate indietro" o simili cose per riportarci sulla "retta via". Se non lo ascoltiamo, alla fine il navigatore si rassegna, si reimposta e ci indica una strada alternativa, ma sempre avendo in memoria la META. Perciò, la meta è concordata prima della nascita, ma come raggiungerla è una libera scelta di ogni uomo. E poiché è più facile che facciamo di testa nostra invece che ascoltare il navigatore/coscienza, abbiamo bisogno di più incarnazioni per raggiungere la META ultima.

2) Sul vaticano evasore fiscale. Sono d'accordo sullo scrivere una lettera ai Cardinali e ai Ministri. Suggerisco di coinvolgere AVAAZ, che ottiene sempre numeri incredibili di invii, così li mettiamo anche alla prova se sono veramente a favore della Giustizia o se fanno parte del sistema e il loro compito è solo quello di tener buoni i più riottosi, facendo loro ottenere qualche successo su argomenti di minor importanza, per lasciar inalterati quelli essenziali per il sistema.

3) Stasera sono in vena di battere sulla tastiera ed ecco la mia terza email. Ho sentito che Ratzinger, in un suo libro del 2005, se la prende con i profeti come Abramo, Mosè, Osea, dicendo che in fin dei conti, soprattutto se paragonati al Buddha e ad altri, non sono stati poi quel granché. Riflessione: non è che è iniziata l'opera di convincimento delle masse che il passato è scomodo, pieno di falsità e incongruenze e che si dovrà dare ascolto solo al Dio in terra, carica a cui lui si sta candidando, che si presenterà alla fine dei tempi, quindi all'Anticristo? Forse allora è davvero lui l'ultimo papa, il papa nero, giacché ha una testa d'uomo nero nel suo stemma papale ?

4) Ben sapendo che quello che si ricorda meglio di un discorso sono le ultime parole, Ratzinger, nel suo discorso finale in Spagna, si è scagliato contro l'individualismo e ha detto che non si trova Gesù (e come si potrebbe, è morto 2000 anni fa - forse voveva dire Cristo) se si fa da soli. Il messaggio è chiaro, non seguite chi dice che Dio è dentro di noi e, perciò, non abbiamo bisogno di nessun intermediario quali lo sono preti, vescovi, papi, rabbini, bonzi... Se dovesse trionfare la religione interiore (e trionferà) per i sacerdoti di ogni religione sarà la fine della pacchia.
P.S. G. Vitali annuncia che è pronta una denuncia per evasione fiscale contro il Vaticano; lo prego di pubblicarla e di dare il via alle adesioni.

5) Sono appena tornato da una vacanza in Germania e Austria. Da nessuna parte si sente musica e nemmeno gli scarichi strombazzanti di motorini e motociclette. Nei locali tutti parlano sottovoce. Una vera pace per l'anima. E nessuno ti sta al sedere mentre viaggi in auto o ti sorpassa con la striscia unita o peggio, in curva, come mi è successo appena rientrato in Italia. D'ora in poi, le mie vacanze saranno tutte oltre le Alpi.

Cari saluti, Marco Bracci

domenica 21 agosto 2011

Tracciabilità dei rifiuti speciali e "pecche" del SISTRI - Un parere tecnico...




A commento ed approfondimento sulla prima parte dell'articolo in link:
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/bioregionalismo-e-smaltimento-dei.html

Ho un’esperienza diretta sul SISTRI, e una considerazione, sicuramente controcorrente.

Sono un responsabile ambientale di un’azienda manifatturiera del napoletano; siamo certificati ISO 14001. I ns. rifiuti speciali sono da sempre uno degli aspetti fondamentali e più complessi del sistema di gestione. Differenziamo in totale circa 13 codici CER, ma quelli di più grande quantità sono fondamentalmente 5; di essi; solo due vanno a riciclo.


Abbiamo come da legge sempre operato tramite i formulari cartacei e nel tempo, abbiamo ridotto i quantitativi di rifiuti, obiettivo di miglioramento aziendale.


L’azienda ha 120 dipendenti (non so per quanto) ed ha utilizzato finora, per la gestione rifiuti, 2 persone (fisse) e 3 a tempo parziale. Con l’avvento del SISTRI, al quale siamo ovviamente iscritti, abbiamo immediatamente constatato la complessità delle operazioni da compiere; la piattaforma SISTRI non ha mai funzionato (anche durante il famoso click day).


Fin qui l’esperienza; ora il parere.


La tracciabilità, a mio parere, è fondamentale per un sistema che voglia con semplicità raccogliere i dati sulla movimentazione dei rifiutii; farla attraverso i formulari esistenti è indubbiamente più antiquato. L’ISPRA e le camere di commercio stilano (più o meno annualmente) le sommatorie dei quantitativi. Volendo potrebbero indicare anche i siti di sversamento. Ma è questo il problema?


E’ ovvio che non sono questi i dati sensibili che i più credono che con il SISTRI uscirebbero fuori!
Ma vi chiedo: siete proprio sicuri che chi voglia commettere illegalità le dichiari al SISTRI?.. (perché con il SISTRI si comunica solo in tempo reale ai NOE quello che ora si comunica con i formulari, ed ossia che i miei rifiuti stanno andando in un sito).


Vi pare mai possibile che così si risolva il problema del controllo del territorio?


A mio parere, con un sistema del genere, non si è fatto altro che arricchire qualcuno e realizzare uno specchietto per le allodole per dimostrare la lotta alle ecomafie.


Le imprese, quelle serie, sono sicuramente le uniche che hanno pagato e pagheranno per il SISTRI, insieme a tutti i cittadini.

Ed ancora... Come ho segnalato ritengo quello della tracciabilità un finto problema.

Già ora, volendo, si potrebbero tracciare i percorsi; ovviamente sto parlando di quelli dei rifiuti ufficiali, quelli comunque rintracciabili già ora dall’analisi dei form cartacei che si utilizzano ora. Ne sono 4 (copie conformi) che riportano i dati relativi al rifiuto in uscita; tra le altre caratteristiche, in uscita, vengono su di essi riportati il codice CER (il gestore ambientale, quello che con il SISTRI dovrebbe avere la “Black Box”, che ritira i rifiuti non lo fa se il rifiuto non ha l’analisi del CER), il quantitativo presunto, il destinatario (sia esso intermedio e/o finale), la targa dell’automezzo utilizzato, e se non sbaglio il nominativo dell’autista; la “quarta copia” tornerà all’azienda di partenza con i dati del sito di arrivo, data, e peso effettivo.

Nelle aziende produttrici di rifiuti è altresì presente un registro dove sono riportate tutte le operazioni. Dal totale delle quarte copie ogni azienda, ogni anno, redige una dichiarazione MUD (modello unico dichiarazione ambientale) che riporta tutti i quantitativi di rifiuto generati.

Credo che tale sistema, oramai ampiamente digerito, non faccia una piega; il SISTRI dà solo l’apparenza di fare qualcosa di più, non aumenta il numero dei dati sensibili, non credo possa combattere alcunché di utile. Pertanto, mi ripeto, il problema non è tracciare i rifiuti ufficiali ma intercettare i trasporti illegali (certamente potenzialmente nascondibili dietro trasporti regolari) ma forse ancor di più bloccare nel sito di arrivo tali rifiuti.

Per questo non vedo altra strada che inasprire pesantemente le sanzioni e realizzare dei controlli operativi rapidi e intelligenti. La direttiva 99/08/CE chiede per i reati di questo tipo il penale; se non sbaglio in Italia si è in qualche modo trasposto tale disciplinare ma mi pare con poca enfasi ed in ritardo di qualche mese (la scadenza era il 31/12/2010). Per concludere non posso che pensare alla terra dei fuochi.

Non mi pare che nonostante tutte le continue, evidenti, segnalazioni di incenerimento di rifiuti illegali (!) si sia proceduto contro qualcuno in modo da provare a estirpare il fenomeno e provare a “tracciare” la provenienza come per gli uccelli conoscendo il sito di arrivo.


Antimo Di Martino


(fonte notizie: http://www.peacelink.it/)

sabato 20 agosto 2011

Discorso su libero arbitrio e destino... come s'incontrano?

"Statua" Foto di Gustavo Piccinini


Questa che segue è una corrispondenza fra Tullia Parvathi Turazzi, Sara Laurencigh e Paolo D'Arpini sul tema del libero arbitrio e destino....


Lettera di Tullia Parvathi Turazzi:

Caro Paolo,
non credo al libero arbitrio o perlomeno non nel senso comunemente inteso. i grandi Maestri come Sathya Sai Baba o Raphael e altri lo dissero chiaramente il libero arbitrio appartiene totalmente a Dio o ad un essere realizzato nel SE...quindi parlare di scelta..mi fa sorridere.. chi sceglie e cosa? Siamo liberi?? No... solo l'uomo completamente integrato completo e divino è libero. Il karma i condizionamenti e il resto rendono l'essere umano prigioniero di uno schema .. ma vi è la possibilità di elevazione integrazione liberazione... ma solo quando l'essere ha percorso e riempito tutti gli spazi esperienziali possibili. chi sceglie chi agisce... Riguardo inferni e paradisi... sono anch'essi illusori e transitori.. luoghi intermedi post mortem.. transitori e impermanenti anch'essi.. Nulla nella Maya dura per sempre... nemmeno i paradisi e inferni vari, che alla fine vivono solo dentro di noi... fuori una proiezione soltanto... Solo L'IO SONO è eterno.. La mente da cui scaturisce e si proietta tutta la giostra chiamata creazione RESTA... il resto va e viene di era in era di pralaya in pralaya... Attori di una commedia che, abbassato il sipario e fatto un bell'inchino.. se ne torneranno a CASA... chi prima chi dopo.. non credo a perdizioni eterne tuonate dai pulpiti. Credo all'Amore che tutto comprende e che a tutti i suoi frammenti, darà la chance di tornare a Casa.. come ogni Madre degna di questo nome farebbe coi propri figli.. anche col figliol prodigo...e siste solo l'infinita Coscienza eterna e beata.. che ride dei nostri paradisi come dei nostri inferni... Cosi è il mio sentire.. Shanti Om - Tullia

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Commento di Sara Laurencigh:

Sì sì,come dice Tullia non esiste il libero arbitrio... o meglio - secondo me - possiamo sicuramente decidere se andare a Roma piuttosto che a Milano il punto è che a parte la differenza di paesaggio, più o meno bello, le esperienze a livello di messaggi che si devono trasformare in consapevolezza saranno identiche o comunque l'insegnamento se deve arrivare.. arriva, ...se è il momento. Che poi arrivi con una carezza piuttosto che una sberla.. e vabbè dipende da quanto siamo elastici.
Per parlare di libero arbitrio bisognerebbe conoscere il percorso della propria anima e la sua voglia di sbocciare come una rosa.
Quello che voglio dire è che arriva un momento in cui le cose devono accadere per forza, sta a noi ascoltare e metterci nelle condizioni migliori.
Se conosco l'inizio (nel senso di inizio e non di nascita, perchè non è la stessa cosa) e la fine si comprende che l'unica libertà che ha l'essere umano è di decidere consapevolmente di impegnarsi a conoscere Dio.
Sara

.......

Commento di Paolo D'Arpini

Ramana Maharshi andava persino oltre dicendo che anche le più piccole azioni sono preordinate, aggiungendo che l'unica libertà che abbiamo è quella di rivolgere la mente verso il Sè... Parimenti affermava il santo Sai Baba di Shirdi..

Se vuoi puoi leggere un compendio di testi su questo argomento che ho scritto nel tempo, di cui uno è quello che segue:

Ci si pone una domanda, da dove sorge? Diamo una risposta da dove è venuta?
Ora, ad esempio, son qui che mi interrogo sulla realtà del manifestarsi della nostra vita. Essa è compiuta da un insieme di forze ed elementi congiunti che si combinano secondo loro leggi, o dettami del caso, oppure è il risultato di un agire volontario che cerca in tutti i modi di forgiarne forma e contenuti? Questo investigare è alla base di ogni concettualizzazione ed azione fisica o metafisica… Nel tentativo di capire la natura del nostro pensare ed agire si sono già interrogati gli uomini che ci hanno preceduto e sarà così per quelli a venire…. E la risposta?

Questo testo, ad esempio, che io sto scrivendo e che tu leggi (presupponendo che qualcuno lo legga..) da dove nasce? Le idee in esso contenute come hanno potuto affiorate nella mente, come sono condivise e comprese dall’ipotetico lettore? Il lettore comprende la tematica quindi significa che egualmente si è posto il dilemma… In ogni caso è codesto scritto il risultato di una libera scelta, un elaborato con un intento preciso, derivante da un processo volontario, da una decisione di mettere in atto l’azione del pensare e dello scrivere? O piuttosto è conseguenza di una serie di impulsi auto-generati che si uniscono sino a formulare quest’articolo?

Seguendo un ipotetico processo razionale, di primo acchitto, sarei portato a rispondere che sì, questo scritto è frutto della mia decisione, è il risultato di un mio personale ingegno compositorio che prende questa forma descrittiva, impiegando le figure di un ragionamento filosofico…

No, non ne sono sicuro… Non ne sono sicuro perché “capisco” od intuisco che il mio ragionamento è definibile solo dopo che spontaneamente e senza alcuna intenzione da parte mia è apparso nella mia mente. E’ “apparso” e da dove? Il meccanismo della comparsa dei pensieri è un aspetto sconosciuto ed in conoscibile, essi sorgono da un non si sa dove…. Solo in seguito al loro presentarsi dinnanzi alla nostra coscienza possiamo affermare “ho pensato a questo…”. Insomma facciamo nostri i pensieri dopo che ci son venuti incontro dal nulla, li possediamo come qualsiasi altro oggetto che chiamiamo nostro (pur essendo in realtà della terra)… ed allora il senso del possesso è solo indicazione continuata d’uso, un uso comunque limitato nel tempo e nella qualità del suo godimento… Ogni cosa che definiamo “nostra” o nella quale ci identifichiamo, come “il mio corpo” -ad esempio- o “la mia mente” è in verità nostra solo per una consuetudine di impiego e di presenza. Quando sogniamo siamo avvezzi ad identificarci con uno dei personaggi del sogno e percepiamo questo personaggio come un “me” che si rapporta con altri personaggi operanti in un mondo, tutto il sogno in realtà si presenta davanti alla nostra coscienza e su di esso non abbiamo alcun controllo operativo, anche se, come nello stato di veglia, riteniamo di agire con uno scopo, ottenendo risultati oppure fallendo nell’ottenerli.

Dico “come nella stato di veglia” per inserire una rapida analogia comparativa con la realtà del nostro operare da svegli…. Chiamiamo il nostro agire nel mondo il risultato di un libero arbitrio e ce ne facciamo, di fronte a noi stessi ed agli altri (esattamente come nel sogno), responsabili, accettiamo lo sforzo del tentativo di raggiungere uno scopo, ci sentiamo frustrati se falliamo nel conseguimento, consideriamo che le nostre azioni sono legate ad un processo di causa ed effetto, ci arabattiamo nel cercare di prefigurarci un fine, per poi eventualmente pentirci e cercare il suo contrario.

Le religioni hanno utilizzato questo processo del divenire e dell’instabilità della mente e del desiderio di un risultato (immaginato come stabile e definitivo ma vano) per ordinare la vita di ognuno in termini di “responsabilità diretta” con successivo premio finale in veste d’inferno o di paradiso.

Nel dualismo religioso, sociale, o ideologico, nella separazione dal Tutto, l’unica cosa che si può fare è cercare di ottenere buoni risultati utilizzando la propria volontà, da noi definita libera scelta, illudendoci così di pervenire a qualche esito che ingenuamente definiamo la “risposta” alla nostra ricerca materiale e spirituale. Premio e castigo sono nelle nostre mani… e con questo peso sul groppone “commerciamo” e “speculiamo” con e su Dio –se crediamo il lui- oppure con la Natura e le leggi della giungla –se siamo atei materialisti- oppure facciamo come i superstiziosi che dicono “non è vero … ma ci credo!” finendo un po’ di qua ed un po’ di là della barricata immaginaria, o magari, come spesso avviene alla maggioranza di noi, cercando tout court di dimenticare il problema immergendoci nella soddisfazione delle esigenze e necessità quotidiane.

Ma l’enigma ritorna…. È un qualcosa di sconosciuto ed in conoscibile che torna a perseguitarci… Alla fine diamo la colpa agli Dei ed alla forza del destino! Infatti noi osserviamo per esperienza diretta che alcune cose che abbiamo intenzione di raggiungere ci sfuggono, mentre altre che aborriamo accadono.

“Possiamo definire questa forza che fa accadere ogni cosa Dio oppure “swabava”, che significa l’inerente natura di ognuno – diceva Anasuya Devi quando mi trovavo a Jillellamudi – aggiungendo che “questa forza si manifesta non solo negli eventi naturali e ciclici ma anche nell’inaspettato e persino nel tentativo dell’uomo di controllare l’inaspettato, e persino nel senso di aver noi deciso di compiere un determinata azione o corso di azioni”.

Come dire che questa “forza” assume la forma di compulsione interiore e che noi, facendo nostra la formulazione, definiamo “libera scelta”… Insomma la libera scelta non è altro che lo svolgimento mentale consequenziale allo stimolo interiore ricevuto, il modo banale attraverso il quale quella “forza” o “swabava” ci fa compiere l’azione “volontariamente”.

Ciò non toglie che nel nostro io, almeno quel riflesso mentale della coscienza che definiamo “io”, siamo perfettamente convinti che l’azione compiuta è frutto di una nostra decisione, che il pensiero osservato è nostro proprio, che questo scritto è da me arbitrariamente redatto, che tu stai leggendo di tua propria opzione.

“Ma i frutti del nostro agire non sono permanenti – diceva Ramana Maharshi – ed il rincorrerne i risultati ci rende prigionieri dell’oceano del “karma” (il divenire attraverso l’azione), impedendo la comprensione della vera natura dell’Essere”

Ciò significa che le azioni da noi compiute con uno scopo, e con appropriazione identitaria del compimento, ci portano ad esperimentare piaceri e dolori. Essi sono in verità limitati nel tempo ma lasciano dei semi nella mente, causa di una successiva fatica nell’evitare o perseguire certe azioni. Questi semi (detti in sanscrito “vasana”) ci spingono in una serie apparentemente infinita di coinvolgimenti ed atti, legando la nostra attenzione al mondo esteriore ed impedendo la scoperta della nostra vera natura interiore. Perciò nell’intendimento dato all’azione non può esserci affrancamento dall’io (ego), che è limitato al corpo mente.

Si potrebbe obiettare che se non c’è intendimento nemmeno l’evoluzione è possibile, né il miglioramento della propria condizione…. Eppure accettando la crescita spontanea alla quale la vita spontaneamente tende (come è nei fatti comprenderlo) saremo “liberi” di portare a termine tutte quelle azioni che naturalmente vanno nella direzione della crescita, ad adempimento dell’ispirazione interiore, senza assumercene l’onere….

Chiamarlo “arrendersi” alla propria inerente natura o svolgimento del proprio dovere karmico (dharma) a questo punto non importa, succede e basta!

Paolo D’Arpini



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Altri articoli sullo stesso tema:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=libero+arbitrio+destino

venerdì 19 agosto 2011

Amarillys, pianta della speranza che trasmette un messaggio...


L'amaryllis simboleggia l'eleganza, la fierezza uniti alla timidezza......
Questo è ciò che ho letto sul significato di questo fiore...........

Lo comprai l'inverno scorso: un bulbo con due belle foglie lanceolate, un grosso stello e due magnifici fiori rossi....

I fiori durarono a memoria una settimana e le foglie nel giro di poco sembrava non avessero più forza per reggersi, nemmeno gli stecchetti riuscivano a sostenerle.

Tagliai tutto e misi in terrazzo il vaso.... quando non si ha il coraggio di buttare una pianta ma non si ha più voglia di tenerla si fa così. In primavera trapiantai il bulbo in un vaso assieme a una primula striminzita ed in poco tempo dal bulbo cominciarono a spuntare nuove foglie.

Un emozione bellissima! ...Pensa se la buttavo cosa mi sarei persa.
Ho visto nel corso dei mesi queste due piante diventare sempre più belle, rigogliose.
Primula ha in se tutta la forza della primavera... ogni volta che la guardo mi meraviglia.

Amaryllis ha ben sei foglie dure come spade.

Senti questa: due gioni fa decido di trapiantare le piante in altri vasi.
Metto amaryllis solo, in un bel vaso e primula temporaneamente in un altro piccolino.
Ieri vado in terrazza mi giro ed esce un urlo dalla mia bocca: amaryllis era completamente piegato,quasi a terra.

Mi sono avvicinata, l'ho guardato ho visto che le foglie non erano floscie,ma sempre piene di vita....ho osservato meglio e la direzione del suo movimento era verso il vaso da cui l'avevo tolto.

Ho capito al volo il messaggio, lui voleva tornare dov'era prima.
Nel giro di poco ho rimesso la pianta al suo posto, assieme a primula....... è bastata una notte per rivederla dritta a guardare il cielo.

Sara Laurencigh

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Post Scriptum

Ieri ho sentito che ogni lacrima versata che non sia per il troppo amore rinnega Dio.
Ma oggi mi ritrovo con anchio un po' di voglia di piangere e un po' lo faccio.... Perchè? Forse perchè conoscere qualcosa non basta, bisogna anche imparare ad usarla.....

Come dire non basta conoscere la bicicletta per starci sopra in equilibrio.

(S.L.)

giovedì 18 agosto 2011

Dolci melodie nei luoghi pubblici? No, cacofonia musicante al servizio del consumismo




Al proposito del Comitato "No all'inquinamento acustico e musicale nei locali pubblici" (http://www.facebook.com/groups/266462213379875), debbo precisare che sono un appassionato della musica, canto e suono io stesso ed ho cantato e suonato con centinaia di persone e con grande gioia ed emozione.. quindi non sono contrario a questa forma di “espressione artistica", anzi la difendo!

Per questo abbiamo fondato questo Comitato.. ma il discorso, forse per scarsa considerazione o mancanza di pazienza nella lettura del testo fondativo, ha scatenato polemiche e critiche (alcune riportate anche sul Giornaletto di Saul di ieri, vedi: http://saul-arpino.blogspot.com/2011/08/il-giornaletto-di-saul-del-18-agosto.html).

Siccome qualcuno insiste dicendo che "se non si vuole ascoltare la musica si può fare a meno di andare nei posti dove la suonano..”, rispondo che non è poi così facile.. anche perché la suonano praticamente ovunque.. E non è solo un problema di locali chiusi, ma di luoghi pubblici aperti, pure lì ci sono amplificatori a palla durante le feste.. il frastuono si ode a kilometri di distanza.. (ne so qualcosa, purtroppo..).

Insomma per non sentire la musica uno non sa più dove rifugiarsi.. ovunque si vada c'è sempre qualcuno con un aggeggio elettronico che inonda di bum bum bum l'aere. Che sia città, campagna, mare, in un parco, sulle montagne, nelle foreste... il “rumore” imperversa. Insomma per sfuggire alla “musica” ed all'inquinamento acustico bisognerebbe volarsene in cielo... ma non in un aereo perché anche lì si viene inondati da ritmi (aritmici) malefici... Insomma la poesia della musica e del canto che erano il modo più nobile e santo per esprimere spiritualità e gioia si sono trasformati in “lupi mannari”, il simbolo e l'accompagnamento del consumismo..

I nuovi “inni” non sono più significativi suoni dal vivo ma rumori elettronici cacofonici e privi di ogni melodia che dobbiamo sorbirci come rimbambente utile alla società dei consumi.

Per concludere il discorso menziono solo tre commenti ricevuti al proposito:

1) ...il problema non è musica si o musica no. Il problema è il livello acustico (decibel) con il quale si fa musica. Basterebbe mettere il volume ad un livello basso, da sottofondo e il disturbo sarebbe alleviato, almeno che si possa parlare e capire cosa gli altri ti dicono. Senza sentir rompersi i timpani e il cuore. E' una questione di buon senso e di civiltà.

2) ...ma rimane il fatto che se questa musica non fosse gradita alla maggioranza della gente i locali rumorosi sarebbero poco frequentati a tutto vantaggio di quelli silenziosi o quasi. Quindi vuol dire che al grosso dei clienti sta bene così... perciò lasciamoli musicare come gli pare.

3) ..non è una differenza fra "mi piace la musica" o "non mi piace la musica" o di alta o bassa. Il fatto è che spesso che queste musichette di sottofondo stanno lì per “distrarci”. Ma in questa epoca che stiamo vivendo non dovremmo essere piuttosto vigili e attenti? E poi se vado a un concerto di musica rock so cosa vado a sentire, ma se vado in pizzeria o al supermercato non posso scegliere tra Chopin o Vasco Rossi o il silenzio... Tu dici: allora stattene a casa! Se i locali sono pieni nonostante la musica (o forse perchè c'è la musica?) una ragione o mille ragioni ci saranno. Forse voglia di evasione? Al grosso dei clienti va bene così? E quindi va bene così!?”

Avete avuto la pazienza di leggere sino in fondo? Ora abbiate la pazienza di rifletterci sopra!

Paolo D'Arpini

Spilamberto (Modena) – Rapporto fra cittadini ed Istituzioni, senza burocrazia, senza pretenziosità…. sul tema della pubblicità cartacea indesiderata


Nell'immagine: Caterina Regazzi, cittadina di Spilamberto (Modena)

Lettere inviate e ricevute: Ante Scriptum

Occorre umanizzare e rendere semplici i rapporti fra cittadini ed istituzioni. Soprattutto serve collaborazione e trasparenza in modo che le critiche ed i consigli rivolti dai cittadini ai loro amministratori possano avere un seguito e trovare orecchie attente e menti disponibili a migliorare le situazioni denunciate. Solo in questo modo si può sperare che i rapporti sociali possano progredire e che la comunità trovi quelle forme democratiche dirette adatte al buon funzionamento della società. Questa che segue è una lettera semplice semplice di una cittadina che interloquisce con l’amministrazione pubblica per cercare di migliorare le cose… Non solo è semplice nello stile ma anche nell’approccio in modo da non stabilire “distanza burocratica” fra le parti. La missiva è stata indirizzata all’assessore all’ambiente, Daniele Stefani, del Comune di Spilamberto (Modena) dalla cittadina Caterina Regazzi, in data 17 agosto 2011, e contiene segnalazioni e suggerimenti per risolvere alcuni problemi relativi ai “rifiuti”.
(Paolo D’Arpini)

.....

All’assessore per l’Ambiente, Daniele Stefani, Comune di Spilamberto (Modena) da Caterina Regazzi

Caro Daniele, ti scrivo sperando di avere risposta.
Come comune cittadina, ed in questo caso il mio paese è Spilamberto, vorrei porre alla tua attenzione, in quanto assessore all’ambiente, questo mio pensiero.

Sono stata presente ad un consiglio comunale, tempo fa in cui si parlava del passaggio dalla TARSU alla TIA in cui spiegavi che alcune famiglie avranno un aumento ed altre una diminuzione dell’importo da pagare, ma che nel complesso ci sarà un aumento globale ANCHE perché c’è stato un aumento da un anno all’altro, del quantitativo dei rifiuti.

Non so se qualcuno ha fatto un ipotesi sul motivo di questo aumento, che, dati i tempi che corrono, pare alquanto strano. Io avrei una spiegazione da suggerire: una delle cause di questo aumento, secondo me, è la diffusione sempre più massiccia della distribuzione della pubblicità cartacea nelle buchette della posta. Non c’è giorno in cui non vi si trovino uno o più depliant di supermercati, negozi, venditori, ecc. che vanno in fretta a riempire il sacco della raccolta differenziata della carta. Per il resto, qualche quotidiano (raramente, ci sono i giornali on line) e qualche scatola.

Mi chiedo anche se, come chi espone la pubblicità per le strade o nei luoghi pubblici, questi signori paghino una qualche tassa (non che mi piacciano le tasse, per carità), In più mi chiedo perché devono essere i cittadini che questa pubblicità la subiscono (devo ricordarmi di mettere un avviso sulla mia buchetta dove dichiaro di non volere nessun tipo di pubblicità, ma non vedo perché non devono essere i distributori a chiedermi invece, se la voglio) a pagarne lo smaltimento.

Sarà che in tempi di crisi, la concorrenza si fa più “spietata”, e sarà che la pubblicità è l’anima del commercio, ma io noto un aumento esagerato di questo tipo di attività, che per me comporta soltanto un dispendio di risorse assurdo, sia per la produzione che per lo smaltimento.

Non c’è modo di arginare questo fenomeno? A qualcuno forse piace passare il proprio tempo facendo i confronti fra i prezzi dell’uno e quelli dell’altro, e forse ci sono famiglie che hanno bisogno di fare questi confronti per arrivare a fine mese, ma siamo sicuri che di quei prodotti che vengono reclamizzati abbiamo proprio bisogno?

Mi piacerebbe, ma so che è impossibile, che nel nostro comune , non si potesse distribuire la pubblicità cartacea, se non desiderata.

Ti saluto e ti auguro un buonissimo lavoro.

Tua concittadina, Caterina Regazzi

Spilamberto, li 17 agosto 2011

mercoledì 17 agosto 2011

Nuove Vie Comunicative - Andras Kocsis ed i principi in Schlang Wort... per il Mobil Connected People

Nell'immagine: Andras Kocsis che dialoga


PRINCIPI IN SCHLAG WORT:

*Costruire l'impresa "attorno" il suo web* Passare rapidamente al web 2.0*Entrare in un "socal networking";ponderato* Sfruttare subito il"mobil business management" (I-Fone Black Barry, I-Pod etc.)* Sii "Open" condividi con gli altri la "Conoscenza"!(usa Linux,che all'inizio sembra piu coplesso,ma gran lunga piu "felssibile")* Cmr-Interattivo *Il "Business-Inteligence" e basato sulla libera circolazione delle "IDEE"! *Favorisci la comunicazione: "PersonaXPersona" *Sii attento alla: "Demand Pull"! (con altre parole "ascolta"!) *Open Innovation, non essere geloso, cedi le tue idee, riceverai molti stimoli *Questo è il: "Social Driven"! *Crea nuovi Participazioni *COMUNICA DOVE E POSSIBILE CON IMMAGINE AL POSTO DEI TESTI! *Favorisci il "RICAMBIO GENERAZIONALE" il "BIT GENERATION" ha un modo diverso di ragionare ("MPR") *Sii consapevole che la gente giovane usa il "WEB" non da "fuori" bensi come "di sè"! *I "Nativi Digitali" se non sono i tuoi alleati; ti battono in ogni campo, l'esperienza della classe dirigente perde esponenzialmente la: "competività" *No alla logica:LINEARE"! *Crea nuovi "UNIVERSITA", adatta all'era digitale *La "Rapidità Nelle Decisioni" questione sin qua non del successo *Formazione "PERENNE"! *Sii"sempre" ON-LINE"! *Stai attento, sta arrivando la terza generazione del "Digitale"; Il "MOBIL CONNECTED PEOPLE"! *Finito l'era del "ONE TO MAN"(ovvero l'arroganza di chi puo "TRASMETTERE" senza rispondere!) *L'informazione deve essere "BI-DIREZIONALE" fluido ed ininterotto! *Entra nella logica: "THE PEOPLE FIRST", la gente è il tuo datore di lavoro! *Crea "SEMANTIC WEB" no all bla-bla *Crea "SEMANTIc LINK'S" *Ricordati che da un tempo(grazie all'internet) tutte le iniziative partono dal "BASSO"!(vds:Iran, non si puo reprime più nessun movimento popolare, con tempo vincerà). *Crea "WEB GENESI" *Favorisci la formazione, ma con nuovi skill professionali (i minatori di carbone non trovano piu lavoro..). *Usa l'esperienza, acquisita in "Trincea"! *** Infine: Ricordati che il "CITTADINO PRODUCE CONTENUTI!".

Per totalizzare tutto cio che sta qui sopra, la gente deve "SAPER ESPRIMERSI" nel linguaggio piu universale possibile (forse:"POLYMEDIA"?.

Andras Kocsis i.t.i. Film Director
videomaster.ak@gmail.com

L'altra campana dell'inquinamento acustico e musicale...




Scrive Noemi Longo, al proposito del Comitato No all'inquinamento acustico e musicale nei luoghi pubblici (vedi: http://www.facebook.com/?ref=home#!/groups/266462213379875/)

"‎...La nostra società priva del demone musicale che la anima? sarebbe una noia mortale!! Condivido in parte il testo di fondazione del gruppo ma non posso aderire ne trovarmi pienamente in accordo...A mio avviso molto sarebbe da cambiare e d...a migliorare...ma non credo si debba iniziare dalla musica...
Sarà, che quando ci si ritrova in armonia con se stessi capita piacevolmente anche di sentir suonare nei luoghi più improbabili le corde del proprio essere...e non per una forma di egotismo se così può definirsi ma proprio per una piacevole coincidenza, o meglio una fantastica forma di teletrasporto, alla quale non vorrei necessariamente dover rinunciare.
Preferisco di gran lunga preservare le visioni delle mie orecchie agli ascolti degli occhi... Vivendo in città la mia esistenza, posso dire che il mio essere inizialmente ha sofferto davvero molto, non tanto per le note musicali piacevoli e non che interferivano nelle mie giornate e nelle mie assenze, ma per i cartelloni pubblicitari che ostacolavano la mia immaginazione che a volte ho creduto potessero impedirmi persino di respirare...
...Di contro potrei anche dirvi che adoro anche la buona pubblicità e in una società libera non trovo giusto rinunciare nemmeno a quella.
..So dell'esistenza di incontri denominati silent party, luoghi in cui gli invitati per un determinato tempo bevendo unicamente acqua esecitano la comunicazione paraverbale (non verbale) attraverso la gestualità e l'uso degli occhi... Un'esperienza possibile e magnifica a mio avviso, il massimo per la mia concezione estetica...limitatamente al tempo del party, ovvio, scandito inizio e fine dallo scampanellio di una campanella....
Vi saluto e buona giornata...porto i cani un pò a passeggio mentre la mia mamma passa l'aspirapolvere..."

Noemi Longo

martedì 16 agosto 2011

No all'inquinamento acustico e musicale nei luoghi pubblici - Gruppo Aperto su Facebook


Nell'immagine: Caterina Regazzi, un po' incazzata

Nonostante sia dotata di una cultura molto modesta, mi considero una persona amante del bello, dell'arte, della letteratura, ed anche della musica. Sono cresciuta negli anni '70 e quindi ho amato i Beatles (molto più dei Rolling Stones), la musica della West Coast, David Bowie, i Pink Floyd, i classici gruppi rock-pop e solo più tardi, alcuni cantautori italiani, De Gregori in primis e poi De Andrè. In seguito mi sono anche appassionata alla musica classica, specie quella da camera. Occasionalemte qualche amico mi ha fatto apprezzare il soul.

Oggi, a cinquantanni suonati amo molto il silenzio, non accendo quasi mai lo stereo, nè tanto meno la televisione.

Preferisco ascoltare il fruscio del vento tra le foglie, le onde del mare che si infrangono sulla battigia, la voce del mio compagno Paolo, che mi parla o che canta i suoi canti devozionali (e mi piace tanto che io canto con lui o almeno ci provo).
Mi piace ascoltare le voci delle persone che mi parlano, come quella di mia figlia Viola anche se spesso è solo per brontolarmi, l'abbaiare festoso della mia cagnetta Magò quando torno a casa. Mi piace anche passeggiare specialmente in mezzo alla natura, ma anche tra le strade di un paese o di una città nota o sconosciuta e, a volte, entrare in un bar per un caffè o in un ristorante per un pranzo o una cena. Come tutti poi, anche se il meno possibile, devo frequentare anche qualche supermercato, piccolo o grande che sia, o qualche altro esercizio pubblico.
Ma in quanti di questi luoghi ormai si può entrare senza essere investiti da una qualsiasi musichetta ("muzak" la chiamava John Lennon)?

Poche sere fa io e Paolo in pizzeria con due amici abbiamo dovuto chiedere se almeno potevano abbassare il volume, dato che tra il suono della musica e le voci degli altri avventori si parlava con difficoltà, il giorno successivo in fila al supermercatino mi sono trovata (e dovevo star lì per non perdere il posto) proprio sotto l'altoparlante che sparava note di musica leggera, al bar dove si fa colazione al mattino, secondo chi c'è dietro il banco si può fare il "toto volume", ma sempre musica c'è, passeggi per la strada e ti passa di fianco un' auto a tutta velocità (rombo del motore) e col finestrino aperto con la radio a palla, arrivi in una qualsiasi spiaggia attrezzata e dall'altoparlante dello stabilimento escono annunci vari e musica (come si fa a sentire il rumore del mare? l'unica è andare alla spiaggia libera, ma lì c'è l'immondizia). L'usanza la ritrovo ovunque vada.
Insomma, ma perchè tutti ci vogliono "allietare" con una musica che nessuno ha chiesto di ascoltare?

Non è una violazione della libertà personale? Non sarà che qualche "scienziato" ha studiato che, come una volta si diceva che le vacche ascoltando la musica, producevano più latte, anche il consumatore produce più reddito? Non è che ci vogliono tutti "felici e contenti" (o contenti e coglionati?) perchè così pensiamo meno alle cose serie, alla crisi, per esempio, ci distraiamo e ci dilunghiamo nei nostri acquisti, al "piacevole" (secondo loro) suono di una musica suadente? Non mi meraviglierebbe sapere che ci sono studi di marketing al riguardo, anzi ne sono sicura!

Perciò io dico BASTA alla musica nei luoghi pubblici!!!

I bar, i ristoranti, i negozi, le spiagge, dovrebbero, potrebbero tornare ad essere semplicemente luoghi di incontro in cui fare si acquisti e parlare, ascoltare e leggere parole. E voi cosa ne pensate?

Caterina Regazzi

Chi vuole può aderire al nuovo Gruppo Facebook:
http://www.facebook.com/?ref=home#!/groups/266462213379875/

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Commento di Vincenzo Mannello all'articolo soprastante: “Già , proprio vero quel che scrive Caterina . Non se ne può proprio più di questo fastidioso "accompagnamento" che ci perseguita e che, vedrete, sostituirà pure i già disdicevoli applausi che "seppelliscono" pure i funerali! Secondo me esiste una spiegazione , pur se parziale. Avrete fatto caso come, già da tempo, siano scomparsi i professionisti più anziani dai locali pubblici e che gli stessi sono stati sostituiti da masse di giovani, precarissimi in nero, in genere stranieri e con una caratteristica primaria: la assoluta impreparazione professionale al compito che svolgono. Aggiungendo che pure gran parte dei gestori e proprietari sono giovani che si improvvisano imprenditori, l'arcano acustico è spiegato. Sono quasi tutti (le eccezioni esistono sempre) cresciuti nel e con il frastuono delle discoteche. Sono un tutt'uno con la musica sparata per cui proprio non tengono in alcun conto le esigenze delle persone (ex) normali. Tanto più se "decrepite" come noi (Caterina si ritenga esclusa dallo epiteto). Insomma, pur se paghiamo bene e siamo serviti male, dovremmo rassegnarci pure alla tortura acustica. Ovviamente, vista la pasta di cui siamo fatti, non lo faremo.... senza combattere! Un saluto a tutti”

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Replica di Caterina Regazzi:

Replica di Caterina Regazzi:

Magari fosse così! Secondo me la spiegazione di Vincenzo è reale solo in parte e non è all’origine di questa moda.
Io vedo (anzi, sento) una diffusione di questa abitudine anche in strutture (la nuova c..p di spilamberto per non fare nomi) dove dietro non c’è il ragazzotto di provincia che, non sapendo come passarsi il tempo, è cresciuto nelle discoteche, ma un’organizzazione commerciale che da una parte si fa pubblicità con la vendita del cibo biologico e dell’equo e solidale, dall’altra fa l’occhiolino al consumatore in bolletta (e di questi tempi sono sempre di più) con i prodotti a “primo prezzo” (così fanno concorrenza ai discount) e le offerte tre per due, che strapazzano i produttori per essere sempre più concorrenziali.

In più posso testimoniare per esperienza personale e tu, Paolo, lo puoi confermare che se entro in un negozio pensando di acquistare un prodotto, esco minimo con tre. Questo anche se vado dalle mie verduriere di fiducia (in campagna), anzi, se vado da quella più simpatica e accattivante è così, se vado dall’altra, che è più asciutta, spesso vengo via con meno di quel che volevo acquistare.

Cioè l’ambiente in qualche modo “piacevole” favorisce la permanenza (vedi anche l’uso smodato dell’aria condizionata nei supermercati), la permanenza ti fa cadere l’occhio su quella cosa di cui non hai bisogno subito, ma che, guarda caso, in casa può far comodo (e ci sono gli studi sull’altezza della disposizione dei prodotti nelle scaffalature), così esci col carrello pieno di cose che, a casa dimenticherai di avere e che finiranno, scadute, nel secchio dell’immondizia (indifferenziata, tra l’altro)..

Poi mi viene in mente anche un’altra motivazione per la presenza della musica in certi locali (bar, ristoranti) e di cui abbiamo più volte parlato sul Giornaletto ultimamente (e speriamo di non caderci pure noi): il vuoto che c’è a volte fra esseri umani.

Mi ricordo che anni fa con un amico avevamo un passatempo, cretino, se volete: andavamo spesso al ristorante e (forse perchè anche noi avevamo poco da dirci) osservavamo gli altri commensali… che tristezza! C’erano tante di quelle coppie che fissavano il vuoto aspettando solo l’arrivo delle loro pietanze. Classico esempio di solitudine in mezzo alla gente. La musica riempie questo vuoto, almeno dal punto di vista sonoro, ma non certo dal punto di vista dell’animo.

Non sempre, fortunatamente, è così: a volte si sta insieme per il piacere anche di condividere i propri pensieri e sentimenti, a volte si può stare insieme anche in silenzio, e il silenzio può essere sintomo di una perfetta intesa in cui non c’è bisogno di parole.

E allora, che silenzio sia! Ciao, Caterina