Presentazione



In movimento per ecologie, vivere insieme, economia sostenibile, bioregionalismo, esperienza del se' (personal development).

sabato 26 maggio 2018

"Educare alla pace... nelle scuole" - La vicenda di Antonio Mazzeo

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“Aver più volte denigrato l’operato di codesta istituzione scolastica, screditando la figura dirigenziale e danneggiando l’immagine il decoro della scuola sui social networks”. Queste le motivazioni della contestazione di addebito e avvio del procedimento disciplinare nei miei confronti da parte della dirigente dell’Istituto Comprensivo “Cannizzaro-Galatti” di Messina, dove insegno ininterrottamente da 34 anni. Un’accusa grave, che mi ferisce dolorosamente, scaturita dalle mie prese di posizioni in una lettera aperta alla dirigente e in successivi articoli giornalistici, relativamente all’adesione (mai formalizzata dagli organi collegiali) all’evento-progetto “Studenti e Militari uniti nel Tricolore” che la Brigata Meccanizzata “Aosta” dell’Esercito italiano, reparto d’elite e di pronto intervento NATO negli scacchieri di guerra internazionali, ha promosso in alcuni istituti scolastici della provincia di Messina.
Le “ragioni” delle contestazioni addebitatemi sono così elencate: “aver definito tale evento iniziativa gravissima ed in palese contrasto con i valori didattici-educativi della nostra istituzione scolastica”; “aver definito tale attività didattica uno pseudo-progetto, illegittimo perché mai discusso ed approvato dal collegio dei docenti”; “aver definito il suddetto evento una parata bellico-musicale con la partecipazione obbligatoria di bambini e preadolescenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria”; “aver definito una doppia mistificazione storico-sociale, quella dell’Esercito e di quei dirigenti scolastici che in violazione del dettato costituzionale e con ordini di servizio palesemente illegittimi hanno imposto le attività musico-militare ai propri docenti ed alunni”; “aver paragonato l’attività didattica svoltasi nel cortile alle parate fasciste del 1942, scrivendo pubblicamente Era perlomeno dal 1942 che nel cortile dell’Istituto Comprensivo Cannizzaro-Galatti di Messina non si teneva una parata bellico-musicale, dando adito e seguito a commenti indecorosi senza alcuna Sua replica o diniego”; “aver definito tale attività didattica vergognosi spettacoli di manipolazione della verità e delle coscienze”; “Aver scritto gli atti del tutto illegittimi della dirigenza impediscano de facto l’obiezione di tanti insegnanti e ha definito ancora una volta la manifestazione illegittimo e indegno evento-attività obbligatoria di ‘formazione’ per alunni delle terze classi della scuola media… 
Al peggio non c’è mai fine”. In conclusione, si rileva nei miei confronti che “in più di un’occasione ed in più di un contesto, aver tenuto in pubblico comportamenti integranti violazione dei doveri fondamentali ed elementari di fedeltà e correttezza che gravano al lavoratore” e che le “esternazioni in pubblico riguardanti l’istituzione scolastica e la figura dirigenziale non possono essere ricondotte ad una legittima critica dell’operato del datore del lavoro e ciò sia per la loro offensività e per i termini utilizzati con potenziale gravissimo pregiudizio per l’istituto scolastico stesso”.
Non è questa la sede per rispondere alle contestazioni; di certo, quanto da me affermato, risponde a ciò che ho sempre espresso relativamente ad ogni attività di “militarizzazione” delle istituzioni scolastiche e del sapere e di manipolazione a fini bellici delle coscienze di alunni e studenti. Ciò che si dimentica o si omette di ricordare in tutta questa triste vicenda, è che la mia opposizione ad ogni progetto tra forze armate e scuola è stata espressa da sempre in iniziative pubbliche, incontri, seminari, riunioni di collegi e consigli di classe, assemblee studentesche e di insegnanti, finanche corsi riconosciuti dal MIUR e in cui ho pure ricoperto il ruolo di formatore o relatore. 
Si dimentica e si omette il mio impegno di sempre di attivista pacifista e antimilitarista; di peace researcher, giornalista e blogger specializzato proprio sui temi della pace, della guerra e dei processi di militarizzazione del territorio; nonché di saggista proprio sul tema specifico della crescente e pericolosissima “occupazione” da parte delle forze armate italiane, USA e NATO delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
Continuerò a battermi in ogni modo al processo di aziendalizzazione, privatizzazione e militarizzazione della scuola, nel pieno rispetto dei principi costituzionali. Continuerò ad oppormi, ad obiettare e disertare, qualsivoglia attività di “relazione” tra forze armate e studenti, a difesa delle sacrosante prerogative didattico-pedagociche che spettano solo agli insegnati e agli educatori. 
Continuerò a sostenere ed argomentare in tutte le sedi che ogni attività o programma che vede “cooptare” i minori in ambito bellico-militare rappresenta una grave violazione dell’art. 38 della Convenzione internazionale a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, così come viene fatto da anni a livello internazionale da giuristi e pedagogisti o dalle organizzazioni sindacali degli insegnanti e degli educatori di numerosi paesi europei e latinoamericani.
Antonio Mazzeo
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giovedì 24 maggio 2018

RAPPORTI TRA SURREALISMO E PENSIERO LIBERTARIO di Gianni Donaudi


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Una ventina di anni fa, l'intellettuale PIETRO FERRUA (classe 1930), residente nel Ponente Ligure, dette alle stampe il breve ma denso  opuscolo "Surrealismo e Anarchismo" (la collaborazione dei Surrealisti al "Libertaire" e a "Le Monde Libertaire"). Il libretto, stampato a cura delle Ed. Oasi di Bordighera di VITTORIO LELLI, offrì un interessante spunto di documentazione sui rapporti  di Breton e altri con l'ambiente libertario francese.

Il Ferrua (autore, tra l' altro di "Anarchici nella rivoluzione messicana" (La Fiaccola, Ragusa, 1976), di "Avanguardia Cinematografica Letterista (Tracce, Piombino, 1984) e del monumentale "Italo Calvino a Sanremo" (scritto in collaborazione con il compianto MORENO MARCHI - 1951/1997 -  per "Famija Sanremasca", Sanremo 1991), descrisse i rapporti che "Unknow" ebbe con l' ambiente libertario francese.

Rapporti a volte conflittuali e a volte di confronto. Alcuni libertari erano anche Surrealisti e viceversa , anche se i Surrealisti venivano malvisti da quegli anarchici più prettamente politicizzati e meno "intellettuali", i quali rimproveravano ai Surrealisti stessi un "certo esoterismo", oltre alla convivenza surrealista con alcuni ambienti vicini a Trosky, che per essi restava sempre il macellaio dell' eccidio di Kronstadt.

Alcuni surrealisti tuttavia, tra cui lo stesso Breton, collaborarono alle due maggiori testate della Francia libertaria, nella lotta contro il lavoro salariato, la famiglia borghese e qualsiasi forma di statalismo ( poco importa si trattasse di democrazia liberalborghese o di totalitarismo nazista o staliniano).

Prese di posizione vennero anche prese in comune nel 1956, in occasione dei fatti d' Ungheria, quando su "Le Monde libertaire" appare il Manifesto Surrealista del quale Breton paragona i rivoltosi ai Comunardi del 1871.

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Alla morte di "Unknow", avvenuta nel 1966, "Le Monde Libertaire" pubblica " André Breton è morto. Aragon è vivo... è una duplice sventura per il pensiero onesto".

Alla morte di colui che teorizzava di "sparare in faccia ai passanti" (visti, nel suo immaginario come uomini d'affari, industriali, banchieri e usurai parigini con la cartella sotto il braccio) il Movimento Surrealista subirà diverse scissioni (come in contemporanea accade col Situazionismo), tutte comunque di ispirazione libertaria.


 PIETRO FERRUA girò mezzo mondo, frequentando archivi, biblioteche, accademie italiane, francesi, americane, portoghesi, inglesi e brasiliane e dimostra che, a partire dagli anni '30, il Surrealismo non rimase circoscritto alla sola Francia, ma si estese in diversi paesi, tra cui la Spagna repubblicana...


Gianni Donaudi

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sabato 19 maggio 2018

Trattato bando nucleare - Già 10 significative ratifiche: Palestina, Cuba, Venezuela, Santa Sede, Austria, Vietnam.....


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Al 19 maggio 2018, dieci paesi hanno terminato l'iter di ratifica del Trattato per il bando nucleare approvato dall'Assemblea ONU il 7 luglio 2017, mentre 58 sono i membri ONU che finora hanno firmato il trattato.

Per entrare in vigore l'accordo deve raggiungere le 50 ratifiche, ma nell'Assemblea ONU per il Disarmo, che si riunisce periodicamente a Ginevra, hanno dichiarato il loro sostegno al Trattato sia l' assemblea dei paesi non-allineati sia il delegato della Nigeria a nome di tutta l' Unione Africana.

Altri paesi inoltre hanno già iniziato l'iter della ratifica e arriveranno presto all'atto finale.

Tra i 122 paesi che nell'assemblea dell' ONU hanno votato a favore del trattato e tra i 58 paesi che hanno firmato l' accordo nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, spicca l' adesione quasi totale dei paesi del Sud America e dell' Africa.

Ma è significativo anche vedere quali sono i dieci paesi che hanno già ratificato ufficialmente l' accordo. Non sono grandi, a parte il Mexico,  ma i loro nomi dimostrano l' enorme valenza politica e simbolica del trattato.

Ecco i dieci paesi:

Palestina, Cuba, Città del Vaticano, Venezuela, Vietnam, Austria, Mexico, Taylandia, Guyana e Palau

L' Austria è il primo paese  dell' Unione Europea a ratificare l' accordo.

L' UE  non si è pronunciata ufficialmente sul Trattato, aiutata dalla assenza di un suo ambasciatore nell' assemblea ONU, ma partecipa sempre alle iniziative nella sede delle Nazioni Unite. L' Alto Commissario agli Affari Esteri Mogherini era presente nel Palazzo di Vetro il 20 settembre 2017 quando sono state poste le prime firme al trattato in occasione della sessione annuale dell' Assemblea ONU.

Il "non pronunciamento" dell' Unione Europea è quindi da sottolineare con forza,  facendo notare la differenza con l' atteggiamento della NATO che ai suoi membri, compresi Grecia e Portogallo a guida progressista, ha addirittura impedito di partecipare ai lavori sul trattato dell' Assemblea.

Marco Palombo

venerdì 18 maggio 2018

Vaccini - Burioni versus Arrigoni... e gli "irresponsabili"


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“Si comincia a leggere di possibili modifiche alla vigente legge che impone l’obbligo di vaccinazioni per frequentare asili e scuole dell’infanzia. Sarebbe davvero un peccato se questo avvenisse”. A schierarsi espressamente contro la proposta di legge per la modifica della legge Lorenzin, lanciata in primis dal Senatore Lecchese Paolo Arrigoni, è uno dei medici più noti d’Italia, il dottor Roberto Burioni.  (http://giornaledilecco.it/attualita/burioni-si-scaglia-contro-la-proposta-di-arrigoni-oscurantisti-irresponsabili/).

“Lo stato non stia con gli oscurantisti irresponsabili”

“Sono di natura ottimista. Spero che nessuno abbia interesse a vanificare una legge che sta funzionando. E che sta proteggendo i più deboli solo per strizzare l’occhio alla parte peggiore – quella oscurantista, ignorante ed egoista, fortunatamente minoritaria, del nostro Paese. Non possiamo sperare che lo Stato riesca a cancellare gli oscurantisti irresponsabili dalla popolazione italiana. Però possiamo pretendere che non si metta dalla loro parte”.

Parole queste di Burioni nettamente in contrasto con quelle della senatrice a vita, biologa dr. Elena Cattaneo che nell’intervista rilasciata a Calabresi 
video.repubblica.it/.../..., a 5,30’ ca, afferma:

“chi reagisce contro i vaccini sono genitori benestanti (ndr ne ho conosciuto di ben poco abbienti) sono genitori informati (questo è vero) sono genitori tardivi (ma anche molti giovani), tardivi nel senso che sono diventati genitori tardi, a tarda età, verso i quarant’anni e quindi sono protettivi (lo sono anche genitori molto giovani) anche perché sanno che la loro chance riproduttiva è finita o quasi finita, quella è la loro unica chance”  

Cattaneo ritiene che genitori con meno chance riproduttiva, -   quelli più giovani  se muore un figlio ne possono avere un altro - ,  non  si possano permettere di essere poco   attenti alla salute dei propri figli?   Ed è per questa maggior attenzione alla salute dei propri figli che Burioni li ritiene degli egoisti ?

Paola Botta Beltramo
 
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mercoledì 16 maggio 2018

“Sostenibilità, equità, solidarietà. Un manifesto politico e culturale” - Recensione


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“Sostenibilità, equità, solidarietà. Un manifesto politico e culturale” (Edizioni Lindau, 2018),  presentato il 13 maggio 2018 alle Scuderie Estensi di Tivoli.

Come riporta Alessandro Lauro il libro di Maurizio Pallante si offre come uno spiraglio di luce e si pone in dialogo con tutti coloro che non vogliono farsi avvolgere dal pessimismo e dalle varie ideologie che oggi si coniugano in slogan blandi e populisti.

Scopo del libro è di suscitare ed indicare piste di approfondimento per la nascita di un nuovo soggetto Politico che sia basato su una forte base culturale. Solo un vero e reale cambiamento di paradigma culturale può accompagnare un vero e reale cambiamento economico riconvertito all’ecologia vera.

Del resto l’autore è noto per il suo approfondire bene gli argomenti che tratta e di non scadere in facili banalizzazioni a buon mercato. Ed anche per questo, il lavoro di Pallante si rivela come “scomodo”.

La tesi di fondo è che l’attuale situazione politica ed economica sia figlia di retaggi del secolo scorso dove il mantra e l’idolo indiscusso è la crescita economica.

Destra e sinistra, fin quando sono rimaste abbastanza distinte, hanno – con strade diverse – perseguito sempre lo stesso obbiettivo: sviluppo e crescita senza tener conto di alcuni parametri importanti,quali la capacità del pianeta di sostenere tali scelte. Obiettivo comune con scarsi risultati. Disoccupazione alta, bassi salari, ambiente disastrato. E’ evidente che qualcosa di grosso non va.

La strada del cambiamento non può che partire dalla presa di coscienza di quanto scritto sopra ed è corroborato dal dato di fatto del disamore dei cittadini verso la politica. Da qui la necessità di recuperare questa partecipazione alla democrazia e di farlo usando parametri nuovi che escano dagli steccati ideologici della destra e della sinistra così come li abbiamo intesi fino ad oggi.

“Ci stiamo avviando alla fine dell’epoca storica iniziata nella seconda metà del ‘700 con la Rivoluzione Industriale. La “crisi economica” continua a far sentire i suoi effetti negativi da quasi un decennio. Nei Paesi industrializzati i livelli della “disoccupazione” aumentano soprattutto tra i giovani. La “corruzione politica” invade tutti i gangli del potere in forme sempre più spregiudicate e sempre più spesso impunite. Allo stesso tempo tutti i fattori della “crisi ambientale” continuano ad aggravarsi, anche perché i partiti non sono in grado di affrontarli. Non hanno un programma politico incardinato sui valori della sostenibilità ambientale, dell’equità estesa alle generazioni future e ai viventi non umani e della solidarietà.

A loro interessa soltanto conquistare la maggioranza dei voti per governare nel modo che considerano più rispondente alle esigenze dei propri elettori, disinteressandosi della sostenibilità da cui dipende la continuità della vita sulla Terra.

E del resto non si può pensare che un programma politico radicalmente nuovo possa essere gestito costituendo un partito con le stesse caratteristiche di quelli esistenti. Perché, come ricordava qualcuno, non si può mettere vino nuovo in otri vecchi. Il vino nuovo va messo in otri nuovi (Luca 5,37-38).” ci ammonisce Pallante.

Il libro è molto pratico, nel senso che affronta temi scottanti ed urgenti e fornisce non la soluzione specifica ma indubbiamente delle chiavi di lettura validissime per il nostro tempo e delle piste di soluzione che solo un soggetto politico e culturale – che parte dal basso può portare realmente a compimento.

I temi trattati da Maurizio Pallante infatti sono quelli che ogni giorno ascoltiamo in tv e sui giornali ma visti attraverso una lente nuova. L’autore non si ferma in superficie ma scende nei dettagli e propone cammini per uscirne.

Esempi importanti sono i capitoli dedicati al lavoro, austerità, debiti pubblici. Oppure quelli approfonditi sulla riconversione economica dell’ecologia.

Molto interessante anche il capitolo dedicato ai concetti di progresso, cambiamento, innovazione e modernità; mentre il capitolo sulla riconversione delle tecnologie dovrebbe smontare una volta per tutte il luogo comune che vuole la decrescita felice come un ideale ritorno all’età della pietra.

Un capitolo che forse creerà rumore è quello dedicato alle migrazioni. Qui l’autore mostra tutta la sua onestà intellettuale ed esprime concetti forti ma reali per affrontare un fenomeno che ha a monte problemi enormi.

Non sveliamo ai lettori anche gli altri capitoli ma aggiungiamo solo apprezzamento anche per l’appendice dedicato al referendum costituzionale.

Insomma l’ultima fatica di Pallante si prospetta ancora una volta come qualcosa che stimolerà la riflessione e metterà in discussione parecchi luoghi comuni e molte anime adagiate su false sicurezze avranno l’occasione di farsi qualche domanda scomoda ma utile.

Italo Carrarini


Con il fondatore del Movimento per la decrescita felice Maurizio Pallante, il Presidente ASA S.p.A. Francesco Girardi e l’amico Carlo De Sanctis in chiusura dell’incontro pubblico e presentazione del libro. 

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

venerdì 11 maggio 2018

L'era della grande menzogna.... e Maria Montessori


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Byo  Blu: “L’era della grande menzogna” web  talk    con   Claudio Messora,   Paolo  Maddalena,    Mauro Scardovelli e    Marco  Guzzi  *) - 
A 40’ ca dall’inizio  dell’intervista  Scardovelli cita  Maria  Montessori: “Mi chiedono perché sono ottimista: lo sono per forza,  per la semplice ragione che in Italia è nata Maria Montessori; lo sappiamo che Montessori ha scoperto delle cose sui  bambini che ancora adesso sono lontanissime dalla diffusione per cui le nostre scuole si allontanano sempre più dalla comprensione di che cos’è un bambino” .
Maria Montessori ha avuto un rapporto intenso con la Società Teosofica come risulta  da questa presentazione:   http://www.teosofica.org/it/news/notizie/una-donna-straordinaria-maria-montessori,3,816.  
Maddalena  - a 17’ ca -  afferma:  “Un altro fatto nuovo, in virtù della tecnocrazia, è la globalizzazione dell’economia. Il giurista si trova di fronte ad un’economia globalizzata ma in modo non istituzionalizzato. C’è un’economia globale ma un diritto parziale.  La soluzione giuridica di questo fenomeno può arrivare solo attraverso un processo che deve essere necessariamente lungo, di passaggio dagli stati nazionali agli stati federali fino a prospettare in un futuro lontano uno stato federale mondiale” L’antropologo-teosofo Bernardino del Boca condivise fin da dopo la seconda guerra mondiale l’idea di costituire stati federali fino ad arrivare ad uno stato federale mondiale proprio per arginare i danni derivanti dalla globalizzazione dell’economia, come si rileva dalla presentazione del sito “Teosofia – Bernardino del Boca” e da quanto trascritto  nello stesso sito nell’argomento  scienze economico/finanziarie in particolare riguardo all’Hallesismo:    //www.teosofia-bernardino-del-boca.it/categorie/scienze-finanziarie-economiche/
Un  caro saluto.   Paola  Botta Beltramo

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+) -  Video menzionato: 
 https://www.youtube.com/watch?v=Vcjsxo0rR20

martedì 8 maggio 2018

Bioregionalisti in campagna (contadina)... Discorso di Giuseppe Finamore per il Collettivo Bioregionale Ecologista del 23 e 24 giugno a Treia



Considerando il periodo di tempo che stiamo attraversando, il richiamo ad un modo di vivere e di concepire il nostro nutrimento, attraverso la sinergia con i luoghi, i terreni e le piante ad esso destinati, si sente il piacevole dovere di impegnarsi nella creazione di un fulcro attorno al quale accendere le nostre fiammelle, che unite, saranno in grado di mostrare che il vero sistema per risolvere tutti i problemi intorno alle coltivazioni per il nostro sostentamento bioregionale, ai modi, sostanze da usare o non usare e varietà, consistendo innanzitutto nel rispetto di ciò che si lavora e con il quale ci si nutre.


Rispetto perché genera un sentimento di far parte di ciò che si svolge, anzi di essere quello che si fa e perciò, amore per la vita. È proprio ciò che ho trovato a Mondeggi, esperienza che spero di rivivere a breve anche per dare crescita alla vita  bioregionalista...

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Gente, giovani che si danno da fare in mezzo a piantagioni di ulivi e viti abbandonate che con impegno, fatica e tanto amore sono state recuperate e danno di nuovo frutti quasi tutte. Non dimentichiamo che per un bioregionalista recuperare un luogo equivale a recuperare una parte del tessuto ambientale di cui facciamo parte, quindi di noi stessi... E conseguire cosi la sua evoluzione.... Ma succede anche il contrario cioè quell'interazione che nasce dal sentimento spontaneo di fare il proprio bene e quello altrui; ecco proprio in queste situazioni i luoghi ci sono alleati e ci indicano cosa e come fare. 

L'ambiente, lo sappiamo, è un'entità vivente, solo se riusciamo ad ascoltarlo siamo in grado di riceverne i messaggi: e quanti ne manda ultimamente; terremoti, maremoti, eruzioni, siccità, alluvioni e ghiacciai che sciolgono.... la terra ce li sta gridando i suoi messaggi ma restiamo sordi... È perciò  urgente cominciare a dare messaggi concreti anche noi, in pace, per la nostra vita e quella di tutti. 

Giuseppe Finamore

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Un precedente incontro  tenuto a  Mondeggi sull'agricoltura contadina



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Questo discorso verrà ripreso durante il Collettivo Bioregionale Ecologista, dedicato all'Agricoltura Contadina, che si tiene il 23 e 24 giugno 2018 a Treia (Mc):   http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2018/03/bioregionalismo-treia-23-e-24-giugno.html